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13 università britanniche sono a rischio di chiusura

Le università britanniche hanno bisogno di aiuti dal governo per sopravvivere. Mentre le maggiori se la caveranno anche se dovranno prendere decisioni difficili, come tagliare il personale, ce ne sono 13 che sono proprio a rischio di chiusura.

Le stime dell’Institute for Fiscal Studies hanno rilevato che il settore universitario nel Regno Unito subirà perdite comprese tra £ 3 miliardi e £ 19 miliardi nel periodo 2020-21. Inoltre le perdite di investimento causati dalla recessione avranno un effetto importante sui bilanci degli atenei.

Ovviamente per evitare la catastrofe occorre licenziare parecchio personale il che significherebbe tagliare corsi e servizi che renderebbero le università meno attrattive a potenziali studenti. Inizia quindi un circolo vizioso.

Anche se i nomi delle 13 università non sono stati resi pubblici, è chiaro che si tratta in generale di nuove università, quelle che in patria non godono di buona fama e si mantengono quasi esclusivamente dalla tasse pagate da studenti stranieri.

Il governo non vuole in questo momento aiutare le università perché ritiene che incoraggerebbe comportamenti meno prudenti. Secondo loro se un’organizzazione è consapevole che se ci sono problemi il governo la salva comunque, non si prende le proprie responsabilità.

Più soldi per la ricerca aiuterebbero un po’, ma bisogna anche tenere presente che le università più a rischio non fanno ricerca o ne fanno pochissima. Il problema delle università britanniche risale anche al fatto che dagli anni ’90 non occorre più fare ricerca per essere un ateneo.

Ciò ha diluito notevolmente la qualità dei corsi e ha creato un settore commerciale rivolto in particolare agli studenti stranieri. Che spesso pagano patrimoni per fare corsi universitari scadenti,  che uno studente britannico non farebbe mai.

La perdita di questi istituti sarebbe tragico per le persone che perderebbero lavoro, ma non molto tragico per l’istruzione.

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