1500 musicisti chiedono aiuto al governo per salvare la musica in UK

salvare la musica in UK

L’industria della musica dal vivo è importante per l’economia di Londra e del Regno Unito, eppure il governo britannico non ha fatto molto (alcuni diranno meno di niente) per salvare la musica in UK.

Quando locali storici come il Grand di Clapham o importanti come Union Chapel o Jazz Cafè devono fare la colletta per non andare in bancarotta. Ci sono già stati parecchi licenziamenti e molti segueranno nelle prossime settimane.

Quando molti festival, incluso Glastonbury, dicono che è probabile che non torneranno mai più, dovrebbe essere chiaro che c’è un problema grosso. E non si tratta solo di musica pop e rock anche la Royal Albert Hall o la Royal Opera house dichiarano di avere dubbi se avranno un futuro.

Diventa chiaro che il modello di autofinanziamento del Regno Unito che significa che istituti culturali, anche importantissimi a livello mondiale, non ricevono aiuto dalla stato non funziona nei periodi difficili come questo.

Oltre 1500 grandi nomi della musica inclusi The Rolling Stones, Ed Sheeran, Paul McCartney, Rod Stewart, Liam Gallagher, Florence + the Machine, Eric Clapton, Annie Lennox, Depeche Mode, Mumford & Son e tantissimi altri hanno firmato una lettera indirizzato al ministro della cultura chiedendo aiuto per il settore della musica dal vivo.

La musica dal vivo del Regno Unito è stata uno dei maggiori successi sociali, culturali ed economici del Regno Unito negli ultimi dieci anni. Ma, senza un termine previsto alle distanze sociali o senza un accordo di sostegno finanziario da parte del governo, il futuro dei concerti e dei festival e le centinaia di migliaia di persone che vi lavorano si prospetta nero.

estratto Lettera al governo britannico firmata da oltre 1500 musicisti

 

Non esiste ancora un piano per salvare la musica in UK

Questo segue un’altra lettera inviata al governo una decina di giorni fa da 500 locali di musica dal vivo che chiedevano soldi al governo per sopravvivere. La risposta è venuta dal ministro della cultura Oliver Dowden che ha promesso di fare un piano per il settore.

Purtroppo il piano che ha fatto per i teatri non è un grande piano ed è stato definito da qualcuno dell’ambiente ‘come un piano che poteva essere stato fatto da un bambino di 5 anni’. Di conseguenza nessuno spera molto che il piano per i locali di musica dal vivo sia molto meglio.

Senza aiuti economici si parla che il 93% dei locali di musica dal vivo dovranno chiudere i battenti per sempre entro tre mesi. Sarebbe una perdita enorme.

 

rapporto

Scritto da Daniela Mizzi

Nel Regno Unito dal 1991, grande viaggiatrice e amante dell'avventura. Lavorato in diversi settori dall'amministrazione al settore pubblicitario.

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