Application form mentality
Application form mentality

applicationform324235di Radioraheem

Sto per festeggiare il mio terzo mese a Londra (mi sembra di essere arrivato da una settimana tanto è andato veloce il tempo), e comincio a capire lo spirito di questa città.

 


Non lo so, non vorrei tediare nessuno, ma sento la necessità di rendere pubblica questa mia considerazione alla fine di una giornata normalissima, eppure incredibilmente entusiasmante. Quando mi chiedono dall’Italia cosa abbia di speciale Londra, mi rendo conto di non riuscire a dare una risposta soddisfacente.

Foto : Some rights reserved by stefanx80

Certo, elenco aggressivamente le differenze tra una città razzista, bigotta e isterica come Milano e la Capitale del Mondo, ma alla fine capisco di non essere riuscito nel mio intento. Beh, con voi sono certo perlomeno di trovare ascolto ma, soprattutto, sono sicuro che le cose che scriverò verranno comprese perché da voi vissute in prima persona. Sì, l’application form è la chiave di comprensione di questa città. Ricordo che appena arrivato stentavo a credere che per ogni richiesta fosse necessario compilare un modulo (alcuni veramente lunghi). Ma con il passare dei giorni mi sono reso conto di come dietro a questi pezzi di carta ci sia davvero una burocrazia leggera ed efficiente, ho capito che se tu leggi bene il leaflet e segui le istruzioni, tutto funziona a meraviglia. Se ti dicono 3 settimane, alla seconda ti arriva quasi certamente il tuo documento.

Tutto, dai trasporti alle telecomunicazioni (per non parlare del mondo del lavoro) funziona in maniera dinamica. Bene, tutto questo stato di cose, a mio giudizio, determina una modificazione della filosofia di vita di ciascuno di noi. In particolare di noi italiani, cresciuti con il sistema opposto, quello della conoscenza. Se tu conosci non devi compilare nulla, avrai ciò che vuoi anche se non hai i titoli per ottenerlo. Se invece non conosci o sei onesto e non ricorri a scorciatoie, puoi compilare tutti i documenti che vuoi, ma alla fine sarai costretto a scontrarti con la pesantissima burocrazia italiana, in un clima astioso e arrogante, sia dalla parte dell’ utenza che da quella dei lavoratori del pubblico impiego. Pensiamoci. Non capiterà mica solo a me di notare la distensione sui volti degli impiegati delle poste londinesi, piuttosto che su quelli di qualsivoglia ufficio governativo. Gente che sa cosa deve fare, e che sa come farla. Gente che non deve chiamare nessuno per risolvere la questione. Probabilmente i primi giorni, nonostante il mio entusiasmo, sarò persino apparso scortese, ho dimenticato (se mai l’ho imparato prima d’ora) come si fa ad avere una qualsivoglia conversazione durante una pratica burocratica. Non so dalle vostre parti in Italia, ma a Milano regna sovrano il silenzio e lo sguardo incazzato. Ma la filosofia dell’ application non termina con le visite agli uffici, prosegue nella vita privata. Sì perché se tu invii una richiesta via posta, poi riceverai la documentazione a casa, quindi in breve tempo ti rendi conto che mentre stai aspettando qualsiasi documento è già ora di procedere a una nuova richiesta, senti che non c’è tempo da perdere. E de facto vivi. Vivi con la certezza che avrai la possibilità, in qualunque momento, se lo vorrai, di cambiare lavoro, casa, abitudini di vita, senza nessun trauma, con la massima naturalezza.

L’Italia è davvero l’opposto: tutti sono alla ricerca di un posto definitivo che li accompagni verso la pensione( a 20 anni !), tutti cercano di fare il meno possibile, e naturalmente questa situazione non può che produrre il più bieco paternalismo, sia in fabbrica, che in ufficio. Il risultato è che c’è molta gente che non fa nulla ed è strapagata, mentre c’è chi spende una vita a lavorare per tre, viene umiliato sul posto di lavoro, e si ritiene privilegiato nel guadagnare 800 euro mensili. Mi sconvolge pensare a quanto siano moderati gli inglesi (o meglio, gli abitanti di Londra). Per me, abituato alla rabbia repressa e all’insoddisfazione del dirigente milanese medio, andare al lavoro a Londra, è quasi un piacere. Davvero, non rappresenta un peso. Ho appena preso un autobus guidato da un asiatico (credo fosse giapponese) che sorrideva beatamente ad ogni passeggero che gli mostrava il documento di viaggio. Quella è una persona soddisfatta della sua vita e del suo lavoro, sono pronto a scommetterci. E come lui ci sono tanti individui qui a Londra, è una questione magnetica, questa città attira per un motivo o per l’altro gli insoddisfatti dei vari paesi, coloro che hanno voglia davvero di cambiare, coloro che vogliono dimostrare qualcosa a se stessi e agli altri. E ne scaturisce una miscela esplosiva. Puoi uscire la mattina perplesso, svogliato, ma vai sicuro che durante la giornata qualcosa ti metterà di buon umore. Poi i giorni negativi ci sono, ma restano pur sempre casi isolati in questa Megalopoli, troppi sono i punti di vantaggio, troppa è la velocità. Se ti lasci andare non ti rendi nemmeno conto di come sia facile amare questa città. Fino a che avrò la possibilità di compilare application form, ovvero finchè sarò in età lavorativa, non credo che me ne andrò da qui, mi sento per la prima volta nella vita a mio agio, in mezzo a persone che rispetto e che non disprezzo per varie ragioni. Mi sento vivo. Quando gli application diverranno inutili (cioè raggiunta l’età pensionabile), magari allora tornerò in Italia (se ci sarò ancora) e aspetterò serenamente la fine dell’esistenza (al mare però, non certo a Milano!). Ma questo potrò farlo verso i 75, gli 80 anni. Non a 25-30 come accade a buona parte degli italiani in questo momento senza che neppure se ne rendano conto. La vita è breve, si sa. La parte più bella è sicuramente quella in cui si è giovani, pieni di entusiasmo. Una società deve essere in grado di fornire all’individuo di ricavarsi di che vivere senza troppi problemi, e deve cercare di rendere piacevoli anche le ore lavorative. A Londra è possibile. Basta compilare gli application form. In Italia, invece, l’unica soluzione per cambiare le cose è fare il biglietto con la Ryanair, arrivare a Liverpool St (o Victoria), e entrare nella logica dell’application form.

 

 

1 commento

  1. ..mm anche io sono a londra da appena tre mesi..ho trovato lavoro il secondo giorno..capisco e in parte condivido quello che dici dell’Italia..Londra ti offre tanto ma sono ancora scettica …sai lavorare dalle 6 alle12 ore al giorno per una delle migliaia di company che ci sono.. non avere alcun tipo di vita sociale se non quella dei pub..chiaramente anche la mia è un’esagerazione ma solo per dire che..certo, quello che racconti è vero..però avere un cervello che funzioni per application form non credo sia il massimo..

Commenta