Dal 21 gennaio gli italiani possono cominciare a fare domanda per il famoso settled status per poter rimanere nel Regno Unito dopo il 31 dicembre 2020.  Ufficialmente il settled status inizia dal 30 marzo ma il periodo di prova viene aperto a tutti coloro in possesso di un passaporto valido dal 21 gennaio. Chi ha solo la carta d’identità dovrà aspettare l’apertura ufficiale.

Fare domanda costa £65 e dovrebbe almeno sulla carta permettere a tutti o quasi di rimanere. Deve essere fatta con un telefono android scaricando un app o nei punti designati.

Il 21 gennaio Theresa May ha comunicato che chi fa domanda dal 30 marzo non dovrà pagare le £65 dopo numerose proteste che non era giusto far pagare persone che in molti casi hanno pagato contributi per decenni.  Chi decide di fare domanda ora durante la ‘pilot phase’ dovrà ancora pagare ma avrà un rimborso. 

Prima di Natale era in corso il pilota di questo sistema che però viene fatto solo da chi lavora per la sanità o nelle università. Sembra che la prova sia andata relativamente bene ma si trattava di un campione relativamente facile, infatti sono tutte persone che stanno lavorando e che spesso hanno avuto solo un datore di lavoro (NHS in particolare).

Di questo numero ridotto di persone sappiamo che circa il 20% non ha ancora avuto una risposta positiva. Normalmente si tratta di persone per le quali non si trova abbastanza evidenza che hanno pagato contributi, anche se, come dicevamo prima, tutte queste persone stanno lavorando.   In ogni caso devono mandare prove di P60 o estratti bancari per il periodo di permanenza.

Documenti richiesti per confermare la propria residenza

Non sappiamo come funzionerà quando persone che non hanno pagato sempre i contributi faranno domanda. Inoltre il governo non ha ancora chiarito se è necessario avere avuto la CSI, che sarebbe l’assicurazione medica privata per chi studiava o non lavorava. Questo particolare non era molto conosciuto e ci auguriamo che il governo non richieda ancora questa assicurazione come fa ancora per la permanent residence.

Molti italiani consigliano di iscriversi all’A.I.R.E. per poter rimanere nel Regno Unito e che una volta iscritti non occorre fare altro. L’A.I.R.E. vale solo per il governo italiano, non  ha nessun valore per l’Home Office britannico.

Essere iscritti all’A.I.R.E non serve per poter rimanere nel Regno Unito. Chiedere il settled status è l’unico modo per poter rimanere dopo il 2020 per chi è residente ora e al momento della Brexit. Chi arriva in seguito dovrà chiedere permessi di soggiorno e di lavoro come succede ora per gli extracomunitari.  

In teoria chi ha pagato contributi per gli ultimi 5 anni non dovrebbe avere problemi e dovrebbe avere una risposta veloce. Meno facile invece sarà per chi non ha gli ultimi anni coperti, anche se vive in UK da 30 anni. In questi casi l’Home Office richiederá altri documenti per confermare la residenza oppure offrirà il pre-settled status che diventerà settled status quando si hanno prove di aver vissuto in UK negli ultimi 5 anni.

Avere il settled status non comporta nulla di scritto, non ci saranno carte o documenti, solo un numero che potrá essere controllato online. Ovviamente molti hanno dubbi su come funzionerà questo sistema soprattutto con piccoli datori di lavoro o padroni di casa che non hanno tempo o voglia di andare a fare controlli online per nuovi candidati.

Questo in pochissime parole. Potete trovare maggiore informazione sul sito dei 3million

sul sito del governo britannico

o se siete a Londra il sindaco ha creato un portale apposito

Dalle domande che ci arrivano e dalle risultati del nostro sondaggio sulla Brexit è chiaro che molti italiani non sono al corrente che dovranno fare domanda per rimanere. Molti addirittura credono che avendo il passaporto italiano o il NIN o essendo iscritti all’AIRE non devono fare nient’altro per rimanere. Purtroppo regna la disinformazione. 

Potete compilare il nostro sondaggio sulla Brexit.

 

 

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