A Londra ci vivevo benissimo da 15 anni, ma tutto cambiò improvvisamente il giorno dopo il referendum. La campagna elettorale era stata straziante, tante voci ufficiali che si scagliavano contro noi cittadini europei che vivevamo e lavoramo in Gran Bretagna.

Da Nigel Farage che diede la colpa a noi per il traffico sulle autostrade da altri che continuavano a sottolineare come noi cittadini europei venivamo solo per rubare il lavoro ai britannici, chiedere benefit, usare il sistema sanitario gratis e rubare le case popolari a quelli del posto. Addirittura, secondo alcuni portiamo malattie e uno alla radio disse anche che i maschi italiani e spagnoli sono portati a violentare le donne, perché non sanno controllarsi!

Anche da chi voleva rimanere si è visto poco di positivo. Alcuni promettevano di fermare un po’ tutta questa orda di immigranti, altri parlavano solo dell’aspetto economico, di come gli immigranti servono all’economia,  mai dell’aspetto umano o del fatto che anche i britannici partono a vanno vivere in altri paesi. Dai discorsi prima e dopo il referendum,  sembra quasi che sia  un diritto sacrosanto dei britannici andare dove vogliono,  ma non nostro.

Non ho mai sentito nessuno parlare delle cose come sono veramente dal punto di vista di noi cittadini europei nel Regno Unito. Non ci hanno fatto votare ma nemmeno interpellati. Nessuno ha voluto sentire la nostra versione dei fatti. Hanno fatto tutti i loro giochi politici e seguito ciecamente le loro strane ideologie senza pensare un secondo a noi e alle nostre famiglie.

Non hanno detto quanto lavoriamo spesso a fare lavoro che i britannici non vogliono fare, le tasse che paghiamo, spesso per niente in cambio. Quanti vengono per qualche anno ma poi vanno via, lasciando la maggioranza delle loro tasse in UK.

Non hanno mai spiegato che non siamo un gruppo separato ma che molti di noi hanno amici, amori, famiglia e figli britannici. Che molti di noi fanno lavoro indispensabile. Eravamo una parte integrale del Regno Unito fino al referendum. Con il referendum siamo diventati gli ospiti non graditi.

Non hanno nemmeno detto che solo una piccola minoranza chiede benefit e che molti, anche se pagano le tasse in UK, preferiscono andare a vedere un medico al loro paese perché anche se tanto glorificato in patria, all’estero il sistema sanitario britannico ha una pessima fama.

Dopo il referendum le cose sono anche peggiorate. Il governo decise subito che il voto era contro l’immigrazione e che per questo motivo avrebbero eliminato l’opzione di libero movimento. Intanto si rifiutò di dare garanzie agli europei già nel Regno Unito. Garanzie di poter rimanere, lavorare con gli stessi diritti. Garanzie che ancora quasi tre anni dopo sono molto molto vaghe.

A livello personale non ho avuto grossi problemi, ma vivo a Londra e lavoro in un ambiente internazionale e internazionalista. Conosco però alcune persone che hanno avuto episodi spiacevoli, minacce e parolacce. Ci sono stati anche episodi seri di violenza contro cittadini europei che parlavano la loro lingua.

Una mia amica spagnola l’anno ha portato la mamma anziana in vacanza al mare all’isola di Wight e le due si sono viste attaccate verbalmente da un gruppo di inglesi. Anche se non era una cosa fisica, la mia amica e sua mamma sono rimaste molto scosse e sono ripartite il giorno stesso. La cosa diventa ancora più assurda quando si pensa che la mia amica è infermiera. La mancanza di infermieri è un problema enorme in Gran Bretagna.

Tirando le somme ho deciso di andare via perché qualunque cosa succeda non vedo più un futuro in questo paese alla deriva. Paese che ho amato appassionatamente e che mi ha tradito. Non vedo una via di uscita e ho paura che le cose per noi ospiti non gratditi potranno solo peggiorare. Per me tutto questo è doloroso quanto un divorzio.

Marina

 

 

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