Una domanda da un milione di sterline. Che può fare un laureato italiano in lettere? Indubbiamente insegnare italiano ma come è stato ripetuto fino alla noia sul forum ci sono 3 grossi problemi:

 

1) esiste richiesta  di insegnanti di italiano, sia nelle scuole private che quelle pubbliche ma non è tantissima, mentre gli italiani che vivono nel Regno Unito e vorrebbero insegnare italiano sono molti di più e la laurea in lettere non basta per trovare un posto da insegnante.

Ci vogliono abilitazioni (come il PGCE che oltre a richiedere tempo richiede anche un impegno economico) e senza esperienza è difficile cominciare per il motivo che il mercato è saturo di italiani che vorrebbero insegnare o stanno insegnando.

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2) le scuole pubbliche e le università richiedono abilitazione e spesso esperienza.

Qui potete scaricare un lettersfascicolo con tutte le informazioni necessarie

3) le scuole private serie chiedono esperienza e qualche qualifica per insegnare italiano agli stranieri. Ci sono scuole meno serie che prendono tutti, ma pagano poco e non riuscirete mai a campare col lavoro che vi offrono perché generalmente troppo poco e saltuario.

Esistono anche agenzie che vogliono una quota per mettervi in una banca dati, non dovrebbero mai farlo perché solo le agenzie di modelli possono chiedere una quota di iscrizione. Il problema maggiore è che una volta intascate quelle 50 o 70 sterline raramente si faranno sentire. Molti italiani vengono truffati in questo modo, fate attenzione.

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Oltre a questo la laurea in lettere serve abbastanza poco, ma potrete come laureati presentarvi a fare un internship o a un graduate scheme come tutti gli altri,  ma vi prenderanno in considerazione più per la vostra personalità e skills reali che per la laurea. Qui troverete informazione utile e posti dove cercare uno stage o internship. Diffidate da certe agenzie che vi propongono stage a pagamento,  uno stage o internship non ha valore in sè, ha valore per quello che vi ha insegnato a fare.

Mentre un internship seria funziona praticamente come un corso, avrete un programma, vi insegneranno delle cose e verrete osservati per poi darvi del feedback, internship non serie vi faranno solo fare il lavoro che nessuno vuole fare e che spesso non richiede skills come andare a comprare i panini, mettere francobolli e fare il caffè. Quando farete un colloquio di lavoro e vi chiederanno che avete imparato durante la vostra internship, preferiranno sempre chi ha fatto un esperienza valida con un addestramento strutturato.

[box type=”warning”] Se sei un laureato e cerchi lavoro nel Regno Unito troverai questo libro molto utile[/box]

Altri tipi di lavoro che sono in genere aperti a chi ha studiato una materia umanistica come lavorare nel giornalismo, mass media, risorse umane,  relazioni pubbliche e marketing sono estremamente competitivi e il madrelingua italiano difficilmente riesce a competere con i madrelingua inglesi senza avere la padronanza dell’inglese, a meno che il posto di lavoro non richieda proprio una conoscenza madrelingua dell’italiano.

La cosa positiva è che con una laurea in qualsiasi materia potete entrare in quasi tutti i graduate programmes (se si escludono i più tecnici e scientifici), per entrarci valgono le solite regole. Dovete aver finito la laurea da poco e non in età avanzata, non avere perso tempo e avere un buon inglese.

 

1 commento

    • Siamo in UK, una laurea in lettere italiana, se non accompagnata da un ottimo inglese e possibilmente qualche esperienza, serve praticamente a niente. Inoltre siamo una community in UK, non abbiamo la politica di dare importanza alla grammatica, tutti dovrebbero sentirsi a proprio agio a scrivere le proprie esperienze che sono spesso uniche e preziose, senza avere paura di essere criticati per non avere l’italiano da laureato in lettere. Tra le tante persone che hanno scritto articoli qui ci sono non italiani, figli di italiani che non hanno mai studiato italiano a scuola e italiani che sono in UK da oltre 30 anni e che usano l’italiano in poche occasioni. Se scrivessimo in inglese, la lingua che molti nostri collaboratori usano tutti i giorni, non faremmo un favore ai tanti italiani che vogliono informazione su UK e non hanno la padronanza dell’inglese.

    • Siamo in UK, una laurea in lettere italiana, se non accompagnata da un ottimo inglese e possibilmente qualche esperienza, serve praticamente a niente. Inoltre siamo una community in UK, non abbiamo la politica di dare importanza alla grammatica, tutti dovrebbero sentirsi a proprio agio a scrivere le proprie esperienze che sono spesso uniche e preziose, senza avere paura di essere criticati per non avere l’italiano da laureato in lettere. Tra le tante persone che hanno scritto articoli qui ci sono non italiani, figli di italiani che non hanno mai studiato italiano a scuola e italiani che sono in UK da oltre 30 anni e che usano l’italiano in poche occasioni. Se scrivessimo in inglese, la lingua che molti nostri collaboratori usano tutti i giorni, non faremmo un favore ai tanti italiani che vogliono informazione su UK e non hanno la padronanza dell’inglese.

  1. Mi sono ritrovato a rileggere questo post, dopo mesi, mentre cercavo esperienze di laureati in lettere come me in Inghilterra. Ho già commentato questo post, offeso dall’autrice dell’articolo quasi a sminuire i laureati in questa disciplina. Oggi però rileggendo ho subito pensato una cosa: che senso ha porsi una domanda la cui risposta è riassumibile in niente? Invece di dare consigli pratici, dato che persistono le grandi difficoltà a trovare lavoro, lei sconsiglia a priori ad un letterato di andare in Inghilterra perché è difficile, non ce la farà mai. Mi permetto di suggerire a chi legge di non ascoltare il consiglio di gente estranea ma di scegliere la propria strada e di provarci, nessuno ci può giudicare meglio di noi. I consigli sono sempre ben accetti ma ognuno è libero di scegliere, in questo post però noto solo tendenza a scoraggiare e ridurre superficialmente la questione in “tanto non ce la farete a campare, verrete battuti dai madrelingua”. Tutto questo può essere ma non è mai detto.

    • Non e’ assolutamente il senso dell’articolo che non sconsiglia di non venire, ma di venire con i piedi per terra. Il problema e’ che un buon numero di laureati italiani viene essenzialmente per usare la propria laurea (sono in UK da 30 anni, 15 ho lavorato nel recruitment internazionale, da 12 anni collaboro a questa community, quindi non parlo di numeri piccoli, di esempi ne ho a migliaia). Un numero di laureati italiani arriva con un inglese scarso e il cv praticamente vuoto, non si puo’ illudere che arriveranno e troveranno il tappeto rosso. Molti a priori non vogliono lavoro di callcentre o nella ristorazione, vogliono il famigerato lavoro ‘da laureato’. E rimangono sostanzialmente delusi e sorpresi se non trovano nel giro di poche settimane un lavoro a insegnare italiano, nel marketing o che altro anche se non hanno esperienza e soprattutto NON PARLANO BENE INGLESE. Quindi ci ritroviamo a ripetere cose che dovrebbero essere ovvie ma non lo sono come “devi sapere bene l’inglese per lavorare per un giornale” o “non sei l’unico che vuole insegnare italiano” etc..

      • È logico che l’inglese devi conoscerlo a livello dei madrelingua perché più sei preparato più hai la possibilità di interagire con la società e di farti strada. Non contesto assolutamente questo. Dico solo che un laureato in lettere che pensa di poter andare in Inghilterra si informa su come fare e trova sul web questo post. Pensa di avere dei consigli pratici per cercare lavoro, pur nelle difficoltà, e invece trova solo osservazioni negative che sfiduciano a partire. Indubbiamente bisogna rimanere con i piedi per terra ma io credo che la maggior parte sappia quanto sia difficile fare un gesto del genere. Dire che un laureato italiano in Inghilterra vuole fare per forza un lavoro “da laureato” mi sa tanto di generalizzazione di chi ha già una posizione economica solida e non conosce realmente i problemi dei giovani neolaureati (vedi i politici). Un consiglio: continui a dare suggerimenti pratici in base alla sua esperienza londinese che sono un ottimo servizio per chi vuole informarsi ma lo faccia senza illudere per poi deludere. Dico che alla domanda del post si potrebbe rispondere sinteticamente: niente! E io mi pongo un’altra domanda che è tristemente retorica: a cosa serve questo post?

        • Non e’ tanto logico perche’ questa e’ una domanda che ci viene posta tutti i giorni, in continuazione. Che lavoro posso fare con una laurea in lettere/scienze politiche/scienze della comunicazione/storia ecc. ecc e inglese scolastico o intermediate. L’articolo offre alcuni spunti e links non dice assolutamente in nessun punto di non venire. Chiaramente ci sono molti che sono ben preparati o almeno hanno i piedi per terra e non ci si rivolge a loro ma credo che non hai nessuna idea di quanti arrivino senza nessuna preparazione o con la convinzione che con una laurea italiana e un pochino di inglese troveranno un lavoro da £30 mila l’anno. Recentemente ad una selezione per un laureato italiano madrelingua su 138 che si sono presentati, solo 7 avevano un inglese sufficiente per capire la prima telefonata in inglese. Altre agenzie dicono che solo il 15-30% dei laureati o professionisti italiani che fa domanda di lavoro (parliamo di livello medio-alto) ha abbastanza inglese per affrontare un colloquio. Cifre governative recenti dicono che solo il 30% dei medici italiani che ha fatto domanda per lavorare in UK ha superato il test d’inglese richiesto per avere la licenza per esercitare qui la loro professione.

  2. Mi sono ritrovato a rileggere questo post, dopo mesi, mentre cercavo esperienze di laureati in lettere come me in Inghilterra. Ho già commentato questo post, offeso dall’autrice dell’articolo quasi a sminuire i laureati in questa disciplina. Oggi però rileggendo ho subito pensato una cosa: che senso ha porsi una domanda la cui risposta è riassumibile in niente? Invece di dare consigli pratici, dato che persistono le grandi difficoltà a trovare lavoro, lei sconsiglia a priori ad un letterato di andare in Inghilterra perché è difficile, non ce la farà mai. Mi permetto di suggerire a chi legge di non ascoltare il consiglio di gente estranea ma di scegliere la propria strada e di provarci, nessuno ci può giudicare meglio di noi. I consigli sono sempre ben accetti ma ognuno è libero di scegliere, in questo post però noto solo tendenza a scoraggiare e ridurre superficialmente la questione in “tanto non ce la farete a campare, verrete battuti dai madrelingua”. Tutto questo può essere ma non è mai detto.

    • Non e’ assolutamente il senso dell’articolo che non sconsiglia di non venire, ma di venire con i piedi per terra. Il problema e’ che un buon numero di laureati italiani viene essenzialmente per usare la propria laurea (sono in UK da 30 anni, 15 ho lavorato nel recruitment internazionale, da 12 anni collaboro a questa community, quindi non parlo di numeri piccoli, di esempi ne ho a migliaia). Un numero di laureati italiani arriva con un inglese scarso e il cv praticamente vuoto, non si puo’ illudere che arriveranno e troveranno il tappeto rosso. Molti a priori non vogliono lavoro di callcentre o nella ristorazione, vogliono il famigerato lavoro ‘da laureato’. E rimangono sostanzialmente delusi e sorpresi se non trovano nel giro di poche settimane un lavoro a insegnare italiano, nel marketing o che altro anche se non hanno esperienza e soprattutto NON PARLANO BENE INGLESE. Quindi ci ritroviamo a ripetere cose che dovrebbero essere ovvie ma non lo sono come “devi sapere bene l’inglese per lavorare per un giornale” o “non sei l’unico che vuole insegnare italiano” etc..

      • È logico che l’inglese devi conoscerlo a livello dei madrelingua perché più sei preparato più hai la possibilità di interagire con la società e di farti strada. Non contesto assolutamente questo. Dico solo che un laureato in lettere che pensa di poter andare in Inghilterra si informa su come fare e trova sul web questo post. Pensa di avere dei consigli pratici per cercare lavoro, pur nelle difficoltà, e invece trova solo osservazioni negative che sfiduciano a partire. Indubbiamente bisogna rimanere con i piedi per terra ma io credo che la maggior parte sappia quanto sia difficile fare un gesto del genere. Dire che un laureato italiano in Inghilterra vuole fare per forza un lavoro “da laureato” mi sa tanto di generalizzazione di chi ha già una posizione economica solida e non conosce realmente i problemi dei giovani neolaureati (vedi i politici). Un consiglio: continui a dare suggerimenti pratici in base alla sua esperienza londinese che sono un ottimo servizio per chi vuole informarsi ma lo faccia senza illudere per poi deludere. Dico che alla domanda del post si potrebbe rispondere sinteticamente: niente! E io mi pongo un’altra domanda che è tristemente retorica: a cosa serve questo post?

        • Non e’ tanto logico perche’ questa e’ una domanda che ci viene posta tutti i giorni, in continuazione. Che lavoro posso fare con una laurea in lettere/scienze politiche/scienze della comunicazione/storia ecc. ecc e inglese scolastico o intermediate. L’articolo offre alcuni spunti e links non dice assolutamente in nessun punto di non venire. Chiaramente ci sono molti che sono ben preparati o almeno hanno i piedi per terra e non ci si rivolge a loro ma credo che non hai nessuna idea di quanti arrivino senza nessuna preparazione o con la convinzione che con una laurea italiana e un pochino di inglese troveranno un lavoro da £30 mila l’anno. Recentemente ad una selezione per un laureato italiano madrelingua su 138 che si sono presentati, solo 7 avevano un inglese sufficiente per capire la prima telefonata in inglese. Altre agenzie dicono che solo il 15-30% dei laureati o professionisti italiani che fa domanda di lavoro (parliamo di livello medio-alto) ha abbastanza inglese per affrontare un colloquio. Cifre governative recenti dicono che solo il 30% dei medici italiani che ha fatto domanda per lavorare in UK ha superato il test d’inglese richiesto per avere la licenza per esercitare qui la loro professione.

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