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Si parla spesso di no deal Brexit e hard Brexit. Molti fanno confusione e non hanno torto, sono i politici e i giornali stessi che hanno fatto confusione.

Sulla carta il no deal Brexit sarebbe una Brexit senza nessun accordo in programma con la UE. In teoria, la Brexit avrebbe dovuto accadere il 31 marzo quando ci sarebbe stato un accordo preliminare con la UE per poi definire un trattato di scambio in seguito.

Dopo il 31 marzo ci sarebbe stato un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2020. In quel periodo il Regno Unito non sarebbe stato membro della UE ma tutto sarebbe proseguito uguale fino al 31 dicembre 2020 quando sarebbe poi entrato in vigore il nuovo trattato.

Come sappiamo tutto questo non è successo ed ora esiste il rischio di un no deal Brexit il 31 ottobre.

Cosa sarebbe un no deal Brexit? Sarebbe lo stacco completo dalla Unione Europea che significa che tutte le leggi ora in vigore che governano il rapporto tra UK e UE cesserebbero di avere un valore.

Quindi sulla carta tutto dall’aviazione (senza accordo non ci sarebbero voli tra UK e UE, anche se sembra che abbiamo trovato una soluzione provvisoria in caso di no deal) all’importazione di medicinali avrebbe problemi.

Tra le cose che interessano gli italiani che vivono in UK abbiamo:

il settled status per i cittadini comunitari in UK, non è legge e quindi in caso di no deal Brexit un nuovo primo ministro sarebbe in grado eliminarlo e dare visti solo a chi ne ha diritto (solo 10% degli europei in UK secondo alcune stime) gli altri dovrebbero fare le valigie. Improbabile che un primo ministro faccia una cosa simile, ma non completamente da escludere, soprattutto se i rapporti con la UE peggiorano.

la quasi certa svalutazione della sterlina

i titoli di studio presi in UK non valgono nella UE e vice versa

problemi con le pensioni per chi ha vissuto in UK e ora vive nella UE

necessità di assicurazione medica privata quando si visita UK

dazio e ritardi per la merce proveniente dall’Europa quindi problemi logistici e maggiori costi per chi ha ristoranti italiani o lavora nell’importazione

non poter portare animali in UK

Molte cose si sistemeranno con il tempo, verranno fatti nuovi accordi prima o poi, ma per certe cose ci vorranno anni. Altre, come la libertà di stabilirsi in UK non saranno più come prima e sicuramente non si potrà più venire in UK a cercare lavoro.

Inizialmente soprattutto i primi giorni e settimane gli inconvenienti saranno tanti. Anche prelevare i soldi in Italia dal conto in banca britannico ( e vice versa)  potrebbe essere problematico. Nessuno effettivamente lo sa con precisione, semplicemente non è mai successo prima, ma dire che tutto sarà normale per tutti è chiaramente negare l’evidenza.

Tutto questo sarebbe il no deal Brexit. Hard Brexit invece dovrebbe essere un’uscita da tutte le istituzioni comunitari incluse l’unione doganale e il mercato unico ma si intende con un accordo commerciale con la UE che eviterebbe gli aspetti peggiori del no deal ma che renderebbe comunque necessario per le aziende che trattano con i paesi europei di tagliare il personale o chiudere.

Praticamente era la Brexit di Theresa May, il piano proposto da lei ma votato contro in Parlamento. Votarono contro questo piano sia i deputati che vogliono un no deal Brexit, un soft Brexit o nessun Brexit. Questo dimostra quanto sia complicata la questione.

Sembra strano ma un buon numero di britannici vuole un no deal, i motivi sono diversi. Alcuni vogliono avvicinarsi di più agli Stati Uniti e temono di non poterlo fare se hanno un accordo con la UE perché accettare maggiore liberalizzazione del mercato sarebbe contro certe leggi europee. Per esempio, molti prodotti alimentari USA sono banditi nella UE per via di certe sostanze ritenute tossiche. Se il Regno Unito accetta queste sostanze,  sarebbe problematico poter commerciare liberamente con la UE.

Altri credono semplicemente nella superiorità britannica e che quindi il paese non ha bisogno dell’Unione Europea. In genere questi tirano fuori la Seconda Guerra Mondiale per provare le loro teorie.

Altri ancora ritengono che prepararsi per un no deal significa impaurire la UE che alla fine deciderà di accettare tutte le richieste britanniche. Il problema maggiore è la frontiera irlandese, la UE non accetta certe condizioni non per fare dispetto,  ma perché accettarle andrebbe contro gli interessi dell’Irlanda. Come qualsiasi associazione che si rispetti, la UE deve proteggere prima di tutto gli interessi dei propri membri.

Ci sono poi coloro che chiedono un no deal ma effettivamente non sanno di cosa si tratta. Questa categoria esiste veramente, non hanno capito che potrebbero rimetterci personalmente, pensano di punire solo la UE e che UK ci guadagnerà soltanto.

Ora a tre anni dal referendum nessuno può negare che sono stati fatti enormi sbagli. A cominciare da un referendum senza vera informazione sulle conseguenze e un piano di uscita che avesse l’accordo di una maggioranza.

Ora sembra incredibile che Theresa May abbia poi chiesto il preavviso di uscire alla UE completamente priva di un piano su come farlo senza spaccare e rovinare il paese.  È un po’ come lasciare il proprio lavoro da £50 mila all’anno, senza averne un altro, non avere nemmeno cominciato a cercarlo e non sapere nemmeno che si vuole fare,  con una famiglia da mantenere e un mutuo da pagare. E pensare di non avere problemi, ma solo vantaggi.

 

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