Skyline of London
London skyline with Tower bridge, The United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland - tilt shift

Oggi abbiamo le elezioni nel Regno Unito come molti di voi sapranno. Non sono elezioni normali, non solo decideranno la Brexit ma anche il futuro del paese. Mentre il partito laburista di Corbyn propone un programma social democratico, Boris Johnson vuole una Brexit e probabilmente una Brexit dura. 

I seggi chiuderanno alle 22 ora locale, ovvero 23 in Italia e fino ad ora sembra ci sia una affluenza alta alle urne. Non sapremo molto altro fino all’exit poll delle 22 che generalmente si dimostra essere molto accurato. 

Non bisogna dimenticare però che il Regno Unito non ha il sistema proporzionale, ma piuttosto un sistema piuttosto arcaico chiamato First Past the Post. Praticamente in ogni seggio solo il primo passa e diventa deputato, tutti gli altri voti vengono praticamente buttati via. Basta un voto di differenza per cancellare tutti gli altri voti. 

Questo significa che nella maggioranza dei seggi la gara è tra laburisti e conservatori, con una ventina di seggi in gioco per i Liberal Democratici e ovviamente voi per la SNP in Scozia e per il partito nazionalista gallese in alcuni seggi del Galles. 

Il problema maggiore di questo sistema è che non incoraggia nessuno a votare. Se uno abita in un seggio con una maggioranza per i conservatori ( o laburisti) di 30 mila voti che senso ha andare a votare diversamente? Nessuno, per quello molti non votano. 

Ci sono infatti circa 200 seggi che non hanno mai cambiato partito da almeno 100 anni e quindi votare in quei seggi ha veramente poco senso. 

Però in questa elezione ci sono circa 18 seggi che possono cambiare le sorti di Boris Johnson, alcuni hanno calcolato che sono i voti di 57 mila elettori che decideranno l’esito finale. In un paese di 65 milioni di persone non è esattamente democratico. 

In ogni caso molti sono nervosi per queste elezioni, le aziende per cominciare che non sanno che sta succedendo. gli europei residenti in UK che si sentono da dire da Johnson che sono benvenuti e poi che hanno trattato questo paese come se fosse il loro (in senso negativo) due giorni dopo. Allo stesso tempo non tutti sono a favore del programma social democratico del partito laburista.

Fino ad ora i sondaggi davano un netto vantaggio a Boris Johnson ma la distanza tra i due partiti è diminuita nei giorni scorsi e i sondaggi delle elezioni del 2017 davano una vasta maggioranza a Theresa May che non si è materializzata.

 

In attesa dell’exit poll guardiamo un po’ a quello che sta succedendo a Londra e nel Regno Unito oggi. 

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Laura S Ambir

A Londra dal 1984, ha lavorato in diversi settori dal marketing al recruitment. Ha anche esperienza del settore sanitario e social care. Coinvolta in commissioni e dibattiti del parlamento britannico.

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