immigratiLa stampa, politici di diversi partiti e di conseguenza l’opinione pubblica vogliono credere che gli immigrati vengono nel Regno Unito per chiedere i benefits e fare la bella vita. I dati reali non hanno mai confermato tutto ciò ma spesso non si devono avere fatti per spargere le voci. Un recente sondaggio diceva che in media i britannici credono che oltre 80% degli immigrati da altri paesi dell’Unione Europea chiedono benefits. Anche se il governo britannico non ha ancora rilasciato dati reali e aggiornati, la percentuale di immigrati che chiede benefits è molto molto più bassa.

Anche se dopo il referendum del 23 giugno la maggioranza votasse per rimanere nella Unione Europea, le trattative di Cameron entrerebbero subito in vigore. Quindi chi arriva nel Regno Unito deve pagare 4 anni di contributi prima di poter chiedere qualsiasi benefits, inclusi assegni familiari. [irp]

Per quanto riguarda il JSA, il sussidio di disoccupazione la percentuale di immigrati che lo chiede è inferiore alla percentuale di britannici che lo chiede. Ciò è normale, dopotutto gli immigrati hanno già subito una selezione, chi emigra tende ad essere tra le persone  più dinamiche, volenterose e ambiziose del proprio paese, mentre tra la popolazione indigena si trovano anche persone con problemi mentali, psicologici e di apprendimento che non sono presenti in grande numero nella popolazione che immigra e che sono coloro che faticano a trovare lavoro. Inoltre le persone che perdono il lavoro dopo i 50 anni spesso faticano a trovarne un altro e si trovano a prendere il JSA più a lungo della media. Gli immigrati generalmente arrivano che hanno meno di 50 anni. In ogni caso quando si parla di immigrati che chiedono benefits non viene mai fatta la distinzione tra immigrati che arrivano e chiedono subito benefits e immigrati che hanno lavorato 5, 10, 20 o 30 anni, pagato tanti contributi e ora per disoccupazione o malattia devono chiederli. Nessuno dovrebbe lamentarsi se una persona che ha pagato tanti contributi nel corso di anni chiede quello che è suo diritto.

La percentuale di chi chiede tax credits è effettivamente più alta tra gli immigrati che i britannici ma questo conferma solo che molti immigrati tendono a fare lavoro che paga poco e che non permette loro di arrivare a fine mese. [irp]

Uno studio recente della University of Oxford afferma che anche se non ci fossero benefits la gente continuerebbe a venire. Infatti quello che spinge ad immigrare nel Regno Unito è la disoccupazione bassa e la facilità a trovare lavoro. Per certi paesi europei sono anche gli stipendi alti, anche se ovviamente questo non vale per tutti i paesi.

Un altro motivo per voler uscire dalla UE è la percezione che gli immigrati dalla UE usano risorse come la sanità e le scuole. Anche qui i dati sono pochi ma generalmente gli immigrati tendono ad essere giovani, sani e senza figli e quindi usano poco i servizi pubblici. Inoltre la tendenza è generalmente di tornare a casa propria in caso di malattia cronica o acuta. Molti italiani, per esempio, non si iscrivono all’AIRE per potere tenere il medico in Italia, anche se pagano i contributi nel Regno Unito.

Si parla invece poco, troppo poco, di quanto gli immigrati contribuiscono a livello fiscale ma anche lavorando appunto in settori pubblici  come la sanità. Un altro punto spesso dimenticato è di quanti vengono  a lavorare, spendono quasi tutti i soldi che guadagnano nell’economia locale e poi dopo qualche mese o anno se ne vannno, lasciando una gran parte delle tasse pagate alle casse britanniche.

In poche parole la campagna per uscire dalla UE è basata, almeno in parte, su fatti inesistenti che non riflettono la situazione attuale.