Non ero venuto a Londra per divertirmi o fare una breve avventura, ero venuto semplicemente per trovare meritocrazia, professionalità e opportunità. Ho trovato tutto questo anche meglio delle aspettative.

Sono venuto anche per mettermi alla prova e per confermare di poter stare sulle mie gambe. Ho però capito anche molto sugli italiani e la loro mentalità. Non vivo nelle tasche degli italiani ma ce ne sono tanti a Londra, è impossibile evitarli completamente.

Ormai ci vivo da quasi dieci anni, ho il mio mondo, ho aperto un’azienda di IT e mi sono comprato casa. I problemi ci sono sempre ovunque, ma tutto sommato, sto bene a Londra.

Una cosa che si nota subito è che molti italiani sono essenzialmente sospettosi. Uno come me che ha aperto un’azienda e ha comprato casa viene spesso disprezzato. Secondo molti devo per forza aver fatto qualcosa di losco, essere figlio di papà o raccomandato. Non sì raccapezzano del fatto che si possa venire a Londra e creare qualcosa da soli.

Non ho avuto aiuto da nessuno, non sono certamente figlio di papà, sfortunatamente noto che per molti italiani non esiste il concetto di farcela da soli.

Vedo anche una spiccata sindrome dell’immigrato anche tra i nuovi arrivati. Questa di manifesta in due estremi, a prima vista incompatibili, ma in realtà parte dello stesso fenomeno.

La prima fazione vede tutto bello a Londra e paragona sempre tutto all’Italia dove invece niente funziona, non si trova lavoro (se non figli di papà o raccomandati) e si vive male. Se si fa notare qualcosa che non funziona molto bene ultimamente come la sanità o il governo in generale, rispondono di tornartene in Italia. Londra per certi diventa una fede, un po’ come la Brexit per certi inglesi. Una cosa che non si può criticare o si diventa traditori. Hanno fatto una scelta e puntano tutto su questa scelta e non vogliono sentire nulla che potrebbe creare dei dubbi.

Il secondo gruppo si è creato una narrativa dell’Italia altrettanto mitica e leggendaria. Vedono solo tante cose negative a Londra, mentre in Italia in fondo tutto era meglio. Si sono improvvisamente dimenticati le ragioni per andare via e si ricordano solo gli aspetti romantici. Il gelatino serale, la mamma, gli amici, la passeggiata in spiaggia, gli odori e i sapori della terra loro.

Per questo preferisco non frequentare troppo gli italiani, non tutti sono completamente irrazionali, ma la sindrome dell’immigrante ha colpito in tanti.

Roberto Massari

Parlate anche della famiglia reale, noi italiani la adoriamo!

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