Gli italiani nel Regno Unito non sono tutti uguali
Gli italiani nel Regno Unito non sono tutti uguali

trafalgardquaUna riflessione in seguito a diversi messaggi ricevuti negli ultimi mesi sia sui social media che per email.

In genere sono due tipi di messaggi, uno che ci dice che non dovremmo stare in un paese che non ci vuole e che ci obbliga a fare i camerieri, un altro tipo di messaggio invece ci dice che siamo codardi perché siamo andati all’estero, al primo segno di crisi, invece di essere rimasti in Italia a migliorarla. Come se tutti noi italiani in UK fossimo un gruppo omogeneo, venuti tutti con le stesse motivazioni e avendo ottenuto tutti gli stessi risultati.

Bene, senza dubbio la popolazione di italiani in UK è aumentata notevolmente negli ultimi anni, ma anche 30 anni fa c’erano tanti italiani a Londra e in UK in generale. Non tutti gli italiani sono scappati negli ultimi anni e sono a Londra a fare i camerieri. Ci sono molti professionisti che si trovano bene e sono rispettati da colleghi e dalla comunità locale. Ci sono italiani che fanno i medici, gli informatici, gli insegnanti, i consulenti finanziari, i ricercatori e tanto altro. Ci sono anche i camerieri che vogliono fare i camerieri, i cuochi che vogliono fare i cuochi, non tutti sono costretti a farlo perché non hanno scelta.

Ci sono italiani che hanno famiglia, figli che spesso parlano bene solo l’inglese.  Molti italiani hanno comprato casa, altri con il passare degli anni non hanno nessuno di caro in Italia e nessun motivo di tornarci.  Ci sono tanti motivi per emigrare, specialmente nell’Europa del 21esimo secolo. Non tutti sono emigranti economici, che hanno fatto la valigia solo dopo essersi resi conto che non trovavano lavoro in Italia. 20 anni fa quasi tutti gli italiani che si trasferivano qui, avevano un lavoro in Italia o avrebbero potuto averlo, ma per scelta hanno deciso di vivere qui, molti di loro sono ancora qui. Tra i tanti che si definiscono italiani ho conosciuto diversi che avevano anche solo un genitore italiano e non sempre parlavano bene italiano, ma avevano la cittadinanza italiana e si dichiaravano italiani, quando per l’italiano medio in Italia sarebbero sicuramente britannici.  Altri sono venuti per passione, amore o altri motivi personali. Altri ancora hanno studiato e trovato lavoro qui subito dopo, in certi settori Londra offre certamente molto di più di qualsiasi posto in Italia.

Penso che dovrebbe anche essere ora di non dare solo un connotato negativo alla parola emigrante. Non sono solo i signori di UKIP a farlo, ma tutti coloro che pensano che in qualche modo l’emigrante debba per forza essere un perdente che non trova lavoro nel proprio paese e  che finisce a fare lavoro umile all’estero e farsi disprezzare da tutti. Questa generalizzazione non rappresenta  l’emigrazione all’interno dell’Europa.

9 Commenti

  1. Eccolo. Contratto a tempo indeterminato in italia ma emigrato per il grande amore verso londra o lo scarso amore verso l’Italia. ..

  2. Eccolo. Contratto a tempo indeterminato in italia ma emigrato per il grande amore verso londra o lo scarso amore verso l’Italia. ..

  3. Qui ho trovato quello che cercavo e MAI tornerei in Italia, non rompo le scatole a chi vuole vivere in Italia e loro non dovrebbero romperle a me.

  4. Qui ho trovato quello che cercavo e MAI tornerei in Italia, non rompo le scatole a chi vuole vivere in Italia e loro non dovrebbero romperle a me.

  5. Condivido, eccetto per la frase “un perdente che non trova lavoro nel proprio paese”… Se si è dei cosiddetti “perdenti”, spesso non è per cattiva volontà, sono anche delle situazioni di vita e/o familiari che ti hanno stretto in un angolo. E a volte o emigri, o semplicemente diventi un accattone, e muori. Non siate troppo duri con chi emigra per ragioni economiche e conduce una vita aspra e difficile, oltretutto disprezzato dai soliti razzisti. Tutti, prima o dopo, possiamo trovarci in difficoltà; e tante volte non ci sono neppure le condizioni di età, familiari, o semplicemente i soldi per emigrare…. Per favore, “pietà per chi cade”…

    • La frase non rappresenta cio’ che i collaboratori a questo blog normalmente pensano (essendo tutti immigrati o figli di immigrati) ma quello che molti pensano degli immigrati e che quindi l’immigrazione e’ vista solo negativamente e non come un fenomeno anche positivo per chi la vive e per il paese che la riceve.

  6. Condivido, eccetto per la frase “un perdente che non trova lavoro nel proprio paese”… Se si è dei cosiddetti “perdenti”, spesso non è per cattiva volontà, sono anche delle situazioni di vita e/o familiari che ti hanno stretto in un angolo. E a volte o emigri, o semplicemente diventi un accattone, e muori. Non siate troppo duri con chi emigra per ragioni economiche e conduce una vita aspra e difficile, oltretutto disprezzato dai soliti razzisti. Tutti, prima o dopo, possiamo trovarci in difficoltà; e tante volte non ci sono neppure le condizioni di età, familiari, o semplicemente i soldi per emigrare…. Per favore, “pietà per chi cade”…

    • La frase non rappresenta cio’ che i collaboratori a questo blog normalmente pensano (essendo tutti immigrati o figli di immigrati) ma quello che molti pensano degli immigrati e che quindi l’immigrazione e’ vista solo negativamente e non come un fenomeno anche positivo per chi la vive e per il paese che la riceve.

  7. Emigrare, oggi, nell’era della globalizzazione, è un termine quasi anacronistico. Chi ha opinioni diverse, va rispettato, quando non cerca di limitare la libertà altrui e non ne giudica le scelte senza conoscere una virgola della vita dell’altro. Emigrare. Parola quasi spaventosa, che sembra avere solo un senso quando riferita a popoli senza speranza, vittime di guerre e devastazioni naturali. Ma per il “ricco” occidente, emigrare, non significa più nulla quando, con 50 euro, puoi prendere un aereo e passare il weekend in un paese europeo, tua patria. Impariamo a lodare coraggio e sforzi altrui. Ognuno fa le sue scelte e per sano vivere è meglio che lasci la folla alle sue chiacchere da bar.

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