Il caso del bambino sul pavimento dell’ospedale non è raro

Sono Tina, un’infermiera italiana in Inghilterra. Lavoro per un ospedale di provincia, non a Londra e vi assicuro che la storia del bambino di 4 anni con la polmonite costretto a stare ore sul pavimento non è un caso raro. Tutti gli inverni ormai è la norma. Tanto normale che nessuno ci fa caso. 

Dalla storia del bambino ora stanno uscendo tante storie simili e tutte raccappricianti.  Fanno meno effetto quando si tratta di anziani che sono lasciati nei corridoi anche per giorni. 

Come è diventato normale aspettare ore per un’ambulanza, se non urgentissimo. Una mia paziente di 83 aspettò 7 ore l’ambulanza dopo una caduta, in casa da sola incapace di muoversi.  Se quando si chiama un’ambulanza dichiarate di non perdere sangue, di essere coscienti e di respirare diventate un caso secondario e in media aspetterete ore che potrebbero essere anche 10, se siete nella zona sbagliata e nel momento sbagliato. La maggioranza prende la macchina e si reca in ospedale, non bisogna essere grandi esperti per capire che coloro che sono più a rischio sono le persone sole e anziane. 

Chi lavora per il sistema sanitario nazionale è generalmente consapevole di tutto ciò, la rabbia è tanta e se mancano infermieri e dottori questo è  uno dei motivi. Certi ospedali e reparti sono colpiti più di altri. Un infermiere in un pronto soccorso deve essere sordo e cieco per non rendersi conto di come sono realmente messe le cose. Altri reparti sono più tranquilli e relativamente riparati dalla crisi della sanità. 

In fondo, tutti questi casi non sono causati da personale negligente ma da mancanza di esso e dal fatto che chi lavora deve farsi in 18. Solo quest’anno 12 infermiere che conoscevo se ne sono andate.  Un’infermiera italiana che veniva dal Veneto è rimasta 3 settimane e sgomenta da come erano trattati i pazienti se ne è tornata a casa.

Un altro infermiere italiano che ha lavorato qui recentemente era invece entusiasta della meritocrazia, delle paghe alte e di quanto guadagnava. Lavorava per un’agenzia a coprire buchi in diversi ospedali, ma forse noterete una cosa importante. Era contento della sua carriera, dei soldi che faceva, ma di preoccupazione per il benessere dei pazienti…nemmeno l’ombra!

Per favore non saltate fuori con il solito discorso che in Italia è peggio. Non è sempre peggio e comunque ciò non giustifica nulla. Anche in Siria è peggio e 100 anni fa era peggio, perché dobbiamo guardare sempre al peggio per accontentarci? Non sarebbe meglio ambire al meglio? 

Molti italiani addirittura non tollerano che si critichi l’Inghilterra, dove secondo loro tutto funziona alla perfezione. Non ho idea di che esperienza possano avere, ma deve essere senza dubbio molto limitata. La mia critica non è rivolta all’Inghilterra o il Regno Unito, ma a certe scelte politiche che hanno rovinato scuole e ospedali pubblici. 

Non cedete all’esterofilia, non è una bella malattia. Vi impedisce di vedere le cose con chiarezza e di avere un minimo di spirito critico.   Vivo nel Regno Unito, ho famiglia qua e ci sono cose bellissime, cose accettabili e cose orribili, come in tanti altri paesi, Italia inclusa.  Ora il sistema sanitario è una cosa orribile e nemmeno Boris Johnson che ha vinto le Olimpiadi dei bugiardi, riesce a negarlo.

Tina. 

NdR

Migliaia di persone muoiono a causa delle lunghe attese, un rapporto di medici pubblicato oggi parla di 5500 morti in 3 anni. 

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