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Altro giro e altra proroga. Il Regno Unito non uscirà dalla UE il 31 ottobre ma ora la data della Brexit slitta al 1 febbraio 2020. Se il governo britannico dovesse decidere un accordo prima di quella data potrebbe uscire prima ma potrebbe solo farlo al primo del mese, quindi 30 novembre e 31 dicembre sono le altre date possibili.

Siccome esiste molta confusione in merito ricordiamo che l’accordo che dovrebbe passare dal Parlamento non è un trattato (deal). Il deal vero e proprio ancora non esiste e potrebbero volerci anni per concluderlo. Quindi anche una volta passato l’accordo attuale ciò non garantisce che non ci sarà una situazione di no deal. Se il premier britannico non chiede una proroga del periodo di transizione (che scade il 31 dicembre 2020) ci sarà un periodo più o meno lungo di no deal.

UK fa accordo con UE

la libertà di movimento continua fino al 31 gennaio 2020 (o prima se UK decide di uscire prima di quella data) con o senza accordo. Con un accordo gli europei e quindi gli italiani potrebbero continuare a venire fino al 31 dicembre 2020.

coloro che sono residenti fino al 31 dicembre 2020 possono fare il settled status  o pre settled status che include tutti i diritti decisi da UK e UE

Dal 2021 ci saranno nuove leggi sull’immigrazione, sarà quindi necessario chiedere un visto di lavoro e i criteri per farlo sono piuttosto rigidi

UK non fa accordo con UE (no deal)

La libertà di movimento vera e propria finisce il 31 ottobre 2019

Gli italiani come tutti gli europei non potranno più venire a lavorare o studiare a tempo indeterminato. Potranno ancora venire a lavorare fino al 31 dicembre 2020 ma non potranno rimanere oltre se non chiedono un permesso temporaneo di residenza. Questo permesso però dura solo 36 mesi e non è rinnovabile.

Per rimanere in seguito dovranno chiedere un permesso di lavoro usando il sistema a punti che entrerà in vigore il 1 gennaio 2021. Quasi certamente solo i maggiormenti qualificati e in settore in cui manca il personale riusciranno ad avere un permesso di lavoro. Chi arriva dal 1 febbraio 2020 non potrà chiedere il settled status.

In poche parole la libertà di venire, trasferirsi, trovare lavoro e rimanere quanto si vuole di cui abbiamo goduto negli ultimi 38 anni, cessa con la Brexit senza un accordo. Se ci fosse un accordo, questa libertà continua fino al 31 dicembre 2020.

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Inoltre la legislazione che protegge i diritti è per ora secondaria e potrà essere modificata in futuro senza l’approvazione del Parlamento. È già stata modificata un paio di volte all’insaputa di tutti, la cosa più importante e già passata è che in caso di no deal, gli europei residenti in UK, anche se in possesso di settled status, avranno diritti molto limitati se vogliono lavorare in proprio o hanno una società. Quindi brutte notizie per i tanti traduttori, imprenditori, ristoratori italiani in UK. 

Rimarrebbero ancora in sospeso questioni come le pensioni e la validità di lauree e altri titoli di studio. La mancanza di un accordo significa che tutti gli accordi reciproci in vigore oggi verranno improvvisamente annullati. Sicuramente nel corso del tempo queste questioni verranno chiarite, ma per il momento siamo ancora all’oscuro dell’effetto che un no deal avrà in tanti campi.

Ricordiamo che il Regno Unito ha uno dei regimi di immigrazione più severi al mondo e che presto gli europei saranno come extracomunitari. Anche la legge di riunione familiare è molto rigida e per questo ci sono oltre 30 mila famiglie con un coniuge britannico e uno no, separate, le cosidette “Skype Families”.

Ogni settimana circolano petizioni per bloccare deportazioni di figli di dottori o scienziati che lavorano in UK che hanno avuto l’ordine di deportazione. A volte si tratta anche di bambini di due o tre anni con i genitori che lavorano legalmente in UK e spesso hanno anche posti di lavoro prestigiosi. Una volta queste storie arrivano ai mass media vengono poi quasi sempre risolte, ma potete immaginare lo stress che causa a dei genitori ricevere una lettera che dice che il loro bambino di tre anni verrà deportato!

Ci saranno visti di lavoro ma saranno piuttosto rigidi. Chi ripete che non cambia niente e che comunque si possono ottenere visti per lavorare chiaramente non conosce le leggi di immigrazione britanniche.

Certo ci sarà sempre la possibilità di venire a lavorare illegalmente ma con un sistema di detenzione a tempo inderminato (il Regno Unito è l’unico paese europeo che non ha un limite di tempo per la detenzione di clandestini) e nessuna possibilità di legalizzare la posizione, il gioco veramente non vale la candela.

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