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Il Regno Unito è uscito dalla UE ieri 31 gennaio 2020 come previsto. I cittadini italiani possono ancora venire a lavorare a Londra e UK senza dover chiedere un permesso.  Inizia infatti ora un periodo di transizione fino al 31 dicembre 2020. Se non ci fossero altri cambiamenti il 1 gennaio 2021 entrerà in vigore il nuovo sistema di permessi di lavoro che secondo alcuni esperti sarà tra i più rigidi al mondo.

Il problema maggiore che molti europei devono affrontare ora che per il sistema di ‘hostile environment’ significa dover provare di avere un permesso di poter vivere qua a lungo termine. Sulla carta non dovrebbero chiedere niente agli europei fino al 1 gennaio 2020 ma in realtà molti padroni di casa e datori di lavoro terrorizzati dalle possibili pene se assumono o affittano ad un clandestino lo chiedono a tutti. E molti italiani arrivati ora si sentono rifiutare lavoro o affitto perché non in possesso dello settled status.

Siccome esiste molta confusione in merito ricordiamo che l’accordo passato dal Parlamento (deal). Il deal vero e proprio ancora non esiste e potrebbero volerci anni per concluderlo. Quindi anche con l’accordo attuale ciò non garantisce che non ci sarà una situazione di no deal. Se UK e UE non arrivano ad un trattato e  il premier britannico non chiede una proroga del periodo di transizione (che scade il 31 dicembre 2020) ci sarà un periodo più o meno lungo di no deal.

Rimarrebbero ancora in sospeso questioni come le pensioni e la validità di lauree e altri titoli di studio. La mancanza di un accordo significa che tutti gli accordi reciproci in vigore oggi verranno improvvisamente annullati. Sicuramente nel corso del tempo queste questioni verranno chiarite, ma per il momento siamo ancora all’oscuro dell’effetto che un no deal avrà in tanti campi.

Ricordiamo che il Regno Unito ha uno dei regimi di immigrazione più severi al mondo e che presto gli europei saranno come extracomunitari. Anche la legge di riunione familiare è molto rigida e per questo ci sono oltre 30 mila famiglie con un coniuge britannico e uno no, separate, le cosidette “Skype Families”. Un cittadino britannico non ha il dirittto automatico di poter portare la propria famiglia, inclusi coniuge e figli se stranieri. La decisione viene presa caso per caso dall’immigrazione.

Ogni settimana circolano petizioni per bloccare deportazioni di figli o coniugi di dottori o scienziati che lavorano in UK che hanno avuto l’ordine di deportazione. A volte si tratta anche di bambini di due o tre anni con i genitori che lavorano legalmente in UK e spesso hanno anche posti di lavoro prestigiosi. Una volta queste storie arrivano ai mass media vengono poi quasi sempre risolte, ma potete immaginare lo stress che causa a dei genitori ricevere una lettera che dice che il loro bambino di tre anni verrà deportato!

Chi ripete che non cambia niente e che comunque si possono ottenere visti per lavorare,  chiaramente non conosce le leggi di immigrazione britanniche. Ci sono stati molti casi di persone che sono state deportate e separate dalla famiglia per motivi piuttosto banali.

Certo ci sarà sempre la possibilità di venire a lavorare illegalmente ma con un sistema di detenzione a tempo inderminato (il Regno Unito è l’unico paese europeo che non ha un limite di tempo per la detenzione di clandestini) e nessuna possibilità di legalizzare la posizione, il gioco veramente non vale la candela.

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