Nella mia vita ho sempre avuto un’unica certezza, e questa certezza era che avrei usato la mia scrittura per arricchirmi e poter coltivare tutti i miei veri sogni nel cassetto, i quali erano poi cose come diventare una pirata sullo stile di Geena Davis in Corsari, fare la cercatrice d’oro in Alaska come Ethan Hawke e Klaus Maria Brandauer in Zanna Bianca, o attraversare la giungla con un affascinante cameraman al seguito e diventare amica delle scimmie, più o meno come Sigourney Weaver in Gorilla nella nebbia. Alla fine ho capito che, di tutte queste cose, l’unica che si sarebbe potuta realizzare davvero sarebbe stata quella di vivere di scrittura, e così ho tentato. Ho tentato davvero tanto, sapete. Finché non mi ha assalito il dubbio che, mentre tentavo di scrivere i miei 3455546565,27 romanzi a metà, forse era il caso di sfruttare la mia scrittura in una maniera tale che potesse già cominciare a raggiungere le altre persone. È così che ho iniziato ad interessarmi all’idea del giornalismo. Dopodiché ho semplicemente fatto due più due, e mi sono messa a scrivere di film e di musica: le mie due più grandi passioni di sempre.

 

Quando scrivi e ti laurei in Italia ma non sei e non conosci nessuno, perché i tuoi genitori sono un tassista e una casalinga che non hanno mai potuto fare l’università, be’, sei ufficialmente fregata. Certo, non voglio dire che non si possa tentare di diventare qualcuno anche qui, e se avessi ambizioni più semplici state certi che ci proverei, pulondonr di rimanere accanto alla mia famiglia. Ma se una ragazza ha sempre vissuto di cultura angloamericana come me e ha sempre voluto scriverne a tutti i costi, e magari conosce anche bene l’inglese, non vedo perché non dovrebbe provare a trascinarsi altrove. In fondo, lo so io come lo sapete voi, la figura del critico cinematografico e/o musicale italiano ve la state già immaginando al maschile, per non parlare del fatto che scrivere di cinema e musica in Italia, a meno che non si riesca ad aprire una rubrica personale su Ciak o Rolling Stone (tutt’e due testate cartacee in fallimento, peraltro), non paga.

 

Personalmente sono ormai cinque anni che studio e intanto scrivo di cinema e musica a gratis, e conosco persone che ne scrivono da una vita (e bene) ma non possono permettersi di non vivere più coi loro genitori a 30, 35, 40 anni perché fare il giornalista pubblicista in Italia significa prendere un massimo di 5-10 euro ad articolo e non ricevere mai uno stipendio fisso. Così, dopo essermi laureata a marzo, sapevo già che non avrei più voluto scrivere a gratis di tutte queste cose: io volevo andarmene di casa, vedere il mondo coi miei occhi e iniziare a guadagnare sul serio. Ho passato i primi due mesi nella mia stanza a studiarmi la faccenda e a ragionarci su: utilizzando siti rinomati come JurnoGrads e Gorkana mi sono presto resa conto che lì, per il giornalismo, funziona esattamente al contrario. Insomma, provateci voi a trovarmi una quarantina di annunci per Staff Writer o Sub-editor al giorno, qui, che mettano anche per iscritto che, se selezionati, si riceverà uno stipendio fisso annuale di circa 18-22mila sterline! C’era però un altro problema, o meglio, una scomoda verità che non potevo non prendere in considerazione: io di giornalismo anglosassone non ne sapevo assolutamente nulla. Me lo immaginavo come sarebbe stato diverso essere una giornalista tesserata qui e una giornalista di fatto lì, e più me l’immaginavo più capivo che avrei dovuto fare qualcosa al riguardo.

 

La London School of Journalism è una delle scuole di giornalismo più rinomate al mondo, esiste dal 1920 e credo di averla sempre conosciuta e voluta frequentare, fin da quand’ero un’adolescente. Quindi, un mese fa, mi sono ritrovata a googlarla come se fosse sempre stata lì, nei miei pensieri. Ho chiesto aiuto ai miei poveri genitori, ho preso tutti i soldi che avevo messo da parte e me ne sono andata in banca a farmi la mia prima carta di credito. Il corso post-laurea di tre mesi full-time (o sei mesi part-time) mi è sembrata la logica conclusione per avvicinarmi al mondo giornalistico inglese, e per provare poi a cercare lavoro una volta sul posto. Sul sito c’è scritto che durante le lezioni ti verranno assegnati un sacco di articoli (fra cui, per il 30 percento del programma, sembrano essere previste le recensioni di film, concerti e musei a Londra!), e che un tutor ti aiuterà ad assemblare un tuo portfolio online. La scuola ti chiede 1500 sterline di tassa d’iscrizione, che dovrà poter prelevare subito nel caso tu venga ammessa al corso selezionato, ammissione che ti verrà comunicata entro 7 giorni dall’invio della domanda d’iscrizione stessa. Per essere ammessi bisogna aver conseguito una laurea presso un’università riconosciuta, o avere accumulato un’equivalente esperienza giornalistica. Il 15 percento degli iscritti alla London School of Journalism proviene dal resto dell’Europa, ma bisogna avere un buon inglese per potervi accedere, e non credete di riuscire a seguire le lezioni se non lo sapete veramente almeno a livello intermedio (io stessa tremo al solo pensiero).

 

A parte la tassa d’iscrizione, che come detto verrà prelevata solo se ammessi, tutto il corso costa 3800 sterline circa (che meno le 1500 d’anticipo fanno altre 2300 sterline), un prezzo comunque giusto se si pensa che il corso full-time è l’equivalente di un master giornalistico italiano di un anno in cui si va a lezione solo nei weekend. Insieme alla compilazione dell’application form, in cui vanno inseriti tutti i vostri dati personali e quelli inerenti la vostra carta di credito, la scuola ti richiede anche di allegare per e-mail un CV completo e un primo pezzo (chiaramente in lingua inglese) di 300-500 parole intitolato “Why I wish to study journalism”, in cui dovete spiegare per bene perché volete studiare giornalismo (inglese, nel mio e nel vostro caso). Il mio corso post-laurea inizia il 22 settembre e nel frattempo sto trascorrendo la mia estate a studiare politica inglese e a scrivere per un sito di Londra come Staff Writer – a gratis, per ironia della sorte. Mi esercito più che posso per poter già ricevere i miei primi feedback da parte di qualcuno del posto, ma il solo fatto che mi abbiano fatta redattrice di un sito londinese dall’Italia, anche se non pagata, mi riempie di speranze per il futuro. L’inglese, dopotutto, è una lingua facile. Pulita, onesta. Come spero siano gli inglesi quando si tratterà di dover cercare lavoro da lì una volta terminato il corso. Vedremo.

2 Commenti

  1. Ciao! Vorrei iniziare il corso alla London School of Journalism ad Aprile 2015..tu lo stai frequentando? Come ti trovi? Grazie 🙂

  2. Ho avuto l’impressione di leggere di me stessa scorrendo l’articolo.

    Le cose in comune tante. Anche io laureata a marzo, anche io sogno di vivere di questo, anche io c’ho provato qui (mi avevano proposto uno stage di 12 ore al giorno a 300 euro, con scarsa possibilità di vedere pubblicati i miei articoli ) e anche io non mi posso permettere di frequentare master costosissimi continuando ad essere finanziata dai miei (visto che a 5 euro ad articolo non ci pago da sola le bollette).

    Sto pensando anche io di lasciare questo paese che seppur amo poco offre e come te sto pensando a Londra… augurami buona fortuna perchè sono terrorizzata!

    ps. mi piacerebbe sapere come è andato il post – corso a livello lavorativo come ti sei trovata?

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