La Brexit preoccupa molto chi cerca e assume personale

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Secondo una nuova ricerca dell’Association of Professional Staffing Companies (APSCo) 87% dei membri delle agenzie di recruitment britanniche è preoccupato per le implicazioni che la libera circolazione finirà con la Brexit specialmente se senza accordi.

Alla domanda se si aspettavano che una Brexit senza accordi avesse un impatto immediato e significativo sull’accesso al personale specializzato, oltre la metà (58%) ha dichiarato “sì”.

Alla domanda se ritengono che ci sia  una guida chiara ed accessibile  su come funziona il settled status, il 55% ho detto no. Da notare che occorre informare non solo i cittadini UE che devono farlo ( e tanti ancora non lo sanno) ma anche i potenziali datori di lavoro e recruiter. Non siamo preoccupati dei grossi datori di lavoro e agenzie di lavoro che sapranno sicuramente come devono controllare il settled status di qualcuno, ma piuttosto dei piccoli che già in diversi casi si rifiutano di controllare online il settled status e chiedono un documento cartaceo, che non esiste.

Ovviamente una preoccupazione tra i recruiter è che dal 1 novembre 2019 (se non cambiano ancora le cose) chi arriva ora non potrà rimanere oltre il 31 dicembre 2020 o 36 mesi se chiese il permesso di lavoro temporaneo. Dopo di questo dovrà chiedere un permesso di lavoro regolare che secondo il decreto legge richiederà certi criteri piuttosto severi.

In certi campi come informatica, ingegneria e medicina sarà facile per il personale con esperienza raggiungere questi criteri ma in tanti altri inclusi infermieri, badanti e personale nella ristorazione o alberghi i criteri non sono raggiungibili. La preoccupazione quindi rimane che diventerà molto difficile trovare personale in questi settori. Inoltre visto che sarà molto difficile rimanere a tempo indeterminato, molti cittadini comunitari preferiranno andare altrove. Inutile investire tempo ed energia in una carriera se poi dopo 36 mesi bisogna andarsene.

È possibile che nei prossimi mesi o anni, ci saranno cambiamenti di leggi di immigrazione per favorire l’economia. Theresa May in particolare ha cercato di limitare l’immigrazione e fermare assolutamente la libera circolazione anche a scapito dell’economia. Questo potrebbe non essere sostenibile ma dopo la Brexit è molto probabile che i cittadini comunitari e quindi gli italiani non avranno più la precedenza e dovranno quindi competere con il resto del mondo. Cosa molto difficile per molti cittadini italiani che non hanno l’inglese sufficiente per competere con un australiano ma in molti casi nemmeno con un indiano.

 

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