Il numero dei partecipanti ancora non è chiaro, si passa da 200 mila da fonti a favore della Brexit a circa 2 milioni da fonti contro la Brexit.

Si trattava comunque di una dimostrazione enorme che ha riempito parte del centro di Londra e i suoi parchi. Forse l’unica paragonabile nella storia recente è stata quella contro la guerra in Iraq del 2003 che aveva sicuramente superato il milione.

Come è difficile fare i conti è anche difficile definirla e ogni tentativo di farlo non funziona. A chi dice si tratta di una manifestazione di sinistra si può rispondere che parte della sinistra è a favore della Brexit.

Foto Steve Eason

Inoltre mancavano gli onnipresenti cartelli tutti identici del Socialist Worker, presenti in tutte le manifestazioni da tempi immemori. Al loro posto migliaia di cartelli, spesso spiritosi e originali, fatti a mano e con messaggi diversi.

Foto: Steve Eason Some rights reserved

Erano anche chiaramente presenti persone di tanti orientamenti politici; dai conservatori contro la Brexit ai socialisti contro la Brexit, includendo anche liberal democratici, nazionalisti scozzesi e verdi.

Altri dicono che si trattava di una marcia della cosmopolitan elite o come direbbero in Italia i radical chic. Non proprio vero perchè sono arrivati pullman da tutto il paese anche dalle zone meno cosmopolitane e meno elitarie. Se i londinesi erano ovviamente presenti, non erano soli.

Una dimostrazione di giovani? Indubbiamente i giovani erano tanti, alcuni giovanissimi con i loro cartelli, ma si vedeva anche un fiume di capelli grigi, con alcuni ben sopra gli 80 anni.

La manifestazione,  partita da Park Lane/Hyde Park, terminava a Parliament Square con una serie di comizi che includevano Sadiq Khan il sindaco di Londra e diverse figure politiche.

Inizialmente la dimostrazione doveva essere per un secondo referendum ma con la petizione per cancellare la Brexit che aveva ormai raggiunto i 4 milioni di firme, erano molti i cartelli che chiedevano proprio di revocare l’articolo 50 che aveva segnato l’inizio del cammino verso la Brexit.

In ogni caso il paese rimane diviso, basta vedere i commenti sui social media che accusano i manifestanti di non essere democratici e di non rispettare il volere della maggioranza. Al che molti ribattono che protestare  è parte di una democrazia sana. E il battibecco non finisce mai…

Su una cosa però sono quasi tutti d’accordo. Theresa May ha fallito il paese e la Brexit. Da chi si lamenta che non è riuscita a imporre il volere britannico agli altri paesi europei a chi invece si lamenta che ha deciso lei cosa voleva il paese durante le trattative senza nemmeno consultare il Parlamento.

Effettivamente voleva arrivare ad un accordo con la UE a porte chiuse e senza l’intervento parlamentare. È stata fermata da un caso in tribunale che ha giudicato anti-costituzionale fare e distruggere trattati internazionali senza discutere la questione in parlamento.

È palese a tutti ormai che l’obiettivo principale di Theresa May non è il paese e nemmeno l’economia ma salvare il partito conservatore da se stesso.

Il problema ora però è che anche se al Parlamento non piace il suo accordo e quasi sicuramente voterà contro per la terza volta, non esiste un altro modello di Brexit che potrebbe avere una maggioranza. Il rischio è che il 12 aprile senza un piano B approvato dal parlamento,  il paese esce senza alcun accordo.

 

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