La mia esperienza a Londra con un contratto a zero ore

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Quando stiamo in Italia nessuno ci spiega come sono i contratti di lavoro a Londra, pensavo che il precariato fosse una caratteristica solamente italiana e che all’estero avrei trovato solo contratti a tempo indeterminato.

E così fu… se preso alla lettera. Voglio dire non avevo un contratto a termine all’italiana, il mio contratto non era a scadenza ma mi garantiva zero ore alla settimana. In poche parole dovevo andare allo store tutti i giorni alle 10 e aspettare di essere chiamata fino alle 15 quando se non ero stata chiamata potevo andare a casa. Queste 5 ore non mi venivano pagate. Sono riuscita a trovare un altro lavoro, purtroppo aveva sempre un contratto a zero ore, ma riuscivo a lavorare almeno 20 ore alla settimana.

Potevo campare un po’ perché ero venuta con risparmi, ma sono stati periodi duri e piuttosto stressanti. L’ambiente lavorativo diventa pure pessimo, tutti vogliono essere i preferiti che verranno chiamati di più e fanno le acrobazie per ingraziarsi i manager.  Decisi di tornamene in Italia dove sto tuttora con un contratto a termine, sto considerando l’idea di tornare in Inghilterra, non per il lavoro ma perché mi piacerebbe viverci almeno per qualche anno.

 

Prima di partire per Londra ero ignara della situazione lavorativa inglese, pensavo che fosse facile trovare lavoro e i contratti fossero tutti a tempo indeterminato di 40 ore. In Italia sentiamo sempre quanto si vive bene all’estero, come sono ben protetti i lavoratori, quanto sono alti gli stipendi e solo quando ci andiamo ci rendiamo conto che non è per niente vero. Una mia amica lavora in Germania e pure lì gli italiani hanno una vita grama.

Cinzia

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1 commento

  1. Ci sono passata anch’io. Dovevo fare il secondo lavoro per campare. Per fortuna che la settimana prima con la rota mi organizzavo per l’altro lavoro. Al secondo lavoro? Mi hanno offerto un contratto full time e ho fatto carriera diventando bar supervisor. (Lieto fine)

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