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La triste storia di Archie, il ragazzino in coma profondo

Archie Battersbee è un ragazzino biondo di Southend in Essex che è in coma profondo dall’inizio di aprile. I genitori stanno facendo una ben pubblicizzata battaglia legale per tenerlo artificialmente in vita, dopo che i dottori hanno detto che non ci sono speranze.

Archie è stato trovato privo di sensi a casa dalla madre il 7 aprile. Il ragazzino è stato trovato con una legatura in testa, con sua madre che credeva che potesse aver cercato di partecipare a una sfida online chiamata “Blackout Challenge”. Sembra che oltre 80 persone siano morte negli Stati Uniti facendo questa sfida che significa trattenere il respiro fin quando non si perde conoscenza.

Archie è rimasto in coma da quando è stato trovato e non ha ripreso conoscenza dall’incidente. I medici che curano Archie al Royal London Hospital di Whitechapel, a est di Londra, hanno affermato di ritenere che il suo trattamento di supporto vitale dovesse finire.

Barts Health NHS Trust, che fornisce le cure di Archie, aveva chiesto al giudice di prendere la decisione.

L’Alta Corte di Londra ha sentito da un medico specialista che non può essere identificato per motivi legali, che il danno al cervello di Archie era così grave che “crediamo che sia morto nel tronco encefalico”. Ha detto che non c’erano stati miglioramenti da quando le scansioni precedenti erano state eseguite a metà aprile, ma invece c’erano segni di deterioramento.

L’avvocato Bruno Quintavalle, che guida il team legale della famiglia di Archie, in precedenza aveva detto al giudice che il cuore di Archie stava ancora battendo.

Ha anche affermato che c’era un problema sul fatto che fosse stata seguita “la procedura corretta” e se fosse stato preso in considerazione il “punto di vista della famiglia”.

Il giudice della Corte Suprema, la signora Arbuthnot, ha successivamente stabilito che mantenere Archie in vita non era nel suo migliore interesse.

I genitori di Archie sono stati quindi autorizzati a chiedere la sentenza della Corte Suprema presso la Corte d’Appello di Londra. Due giorni fa i genitori hanno ricevuto il verdetto della Corte Suprema che dice che non intende considerare il caso e quindi i genitori hanno chiesto l’intervento dell’ONU. Ora fin quando l’ONU non prende una decisione, le macchine che tengono in vita Archie non possono essere staccate. L’unico che non può esprimere un opinione è purtroppo proprio Archie.

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