Lavorare per italiani a Londra, ne vale la pena?

Molti ci scrivono chiedendoci come possono lavorare per italiani a Londra. Il motivo per farlo spesso non è che amano tanti i loro connazionali ma che non sanno l’inglese e sperano di poter lavorare per un’azienda italiana solo con l’italiano.

Il problema però è che qualsiasi azienda seria che offre lavoro serio vuole assumere personale che parla inglese. Raramente, anche lavorando per un’azienda italiana, non si deve mai usare la lingua inglese.

Esistono poi questioni legali per le quali è necessario assumere personale che ha almeno una conoscenza della lingua inglese. Per esempio per lavoro in ambienti potenzialmente pericolosi come  cantieri e cucine di ristoranti è necessario assumere persone che capiscono la formazione e istruzioni sulle misure di sicurezza in inglese. Non tutti rispettano queste leggi, ma sono altri discorsi.

In teoria è potenzialmente possibile fare questo breve corso in italiano o altre lingue ma deve essere in qualche modo ufficializzato. Sappiamo che, per esempio,  molti ristoranti che assumono in nero non spiegano proprio niente in nessuna lingua.

Il problema non sta solo nelle misure di sicurezza ma nel “quando uno non osserva una legge, quante altre non ne osserva?”. Questi datori di lavoro sono spesso gli stessi che sottopagano, non pagano proprio o fanno altre cose chiaramente illegali.

Conviene sempre lavorare per italiani a Londra?

In poche parole chi vuole fare le cose in regola, italiano o non italiano, preferisce quasi sempre non assumere chi non parla inglese. Ci sono aziende italiane serie a Londra ma generalmente vi metteranno alla prova come tutti gli altri.

Altre italiani pensano che in qualche modo lavorando per italiani saranno favoriti. Non si rendono conto che di italiani a Londra ce ne sono tanti, se un’azienda deve mettere il tappeto rosso tutte le volte che passa un italiano sono sempre fuori con il tappeto.

Ma se gli italiani vengono a Londra per la meritocrazia non dovrebbero avere questi pensieri. Invece tanti li hanno, lavorando nel recruitment ho sempre avuto italiani che mi chiedevano di mettere una buona parola perché “tra italiani ci si aiuta“.

Non ho niente contro il fatto di aiutare altri italiani dando consigli o una mano, ma non ho nessuna intenzione di favorire una persona, magari anche priva di capacità reali, solo perché di nazionalità italiana.

Anche se molti italiani sono felicissimi di lavorare per italiani in nero rimangono poi delle domande da farsi.

Se siete solo a Londra per un periodo limitato per imparare l’inglese, siamo sicuri che sia il modo migliore per farlo? O state semplicemente seguendo l’onda per pigrizia?

Lavoro a Londra per italiani 2018: le offerte del giorno

Inoltre Londra ha tanto da offrire ma bisogna viverla pienamente e non solo frequentando i soliti ambienti italiani. In questo modo si vive e si vede solo una piccola fetta della metropoli.

Se invece volete rimanere fatevi le seguenti domande

Che progressi state facendo a livello professionale? Se fate un functional o chronological CV come richiesto nel Regno Unito, questa esperienza aggiunge valore e skills?

Sempre se volete rimanere come pensate di spuntarla con la Brexit in arrivo quando dovrete dimostrare di aver lavorato in regola per poter avere il settled status?

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Ultimo aggiornamento 2020-09-25 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

rapporto

  • Credo che sia umano, magari istintivo, vedere un appoggio negli italiani che stanno già a Londra per gli italiani che arrivano. Purtroppo chi è emigrato prima di loro – per vari motivi – spesso può dare loro più problemi che benefici, anche dovendo rifilare una fre gatura teoricamente si potrebbe preferire rifilarla ad un anonimo italiano piuttosto che ad uno straniero o ad un locale che potrebbe non gradire. Il consiglio di rapportarsi agli italiani come con i locali e non aspettarsi “benefici” è quindi condivisibile in pieno.

  • Scritto da Laura S Ambir

    A Londra dal 1984, ha lavorato in diversi settori dal marketing al recruitment. Ha anche esperienza del settore sanitario, public health e social care. Coinvolta in commissioni e dibattiti del parlamento britannico. Qualificata per insegnare inglese come seconda lingua a stranieri.

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