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In questi giorni si è parlato tanto del documento del Home Office, ovvero il ministero degli Interni, passato da qualcuno al giornale The Guardian.

Ill documento parla di come sarà l’immigrazione dalla UE al Regno Unito dopo il Brexit. La prima cosa che si nota è il tono un po’ xenofobico dello scritto che sembra fatto per calmare l’isterismo di certi giornali e fazioni politiche.

Sembra prendere per scontato, anche se i dati provano generalmente il contrario, che l’immigrazione dalla UE è una cosa generalmente negativa che deve essere controllata e domata.

Mettiamo bene in chiaro queste proposte non sono legge, sono semplicemente proposte. Non sappiamo nemmeno se sono uscite alla luce per sbaglio o se il governo ha voluto vedere l’effetto che fanno.

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Tra le tante proposte abbiamo il fatto che per entrare nel Regno Unito dopo il famigerato Brexit occorrerrà avere il passaporto.

Alcuni hanno fatto notare che molti europei non hanno il passaporto e in molti paesi europei il passaporto costa parecchio e questo avrebbe un effetto negativo sul turismo. Se una famiglia di quattro persone vuole esplorare una capitale europea durante le vacanze di Pasqua probabilmente sceglierà una delle tante città che permettono di accedere con una carta d’identità. Sborsare altri soldi per i passaporti di tutta la famiglia renderebbe la breve vacanza molto più costosa.

L’altra cosa importante sono i visti. Il documento conferma che ci saranno europei che potranno chiedere un permesso di residenza permanente, anche se non spiega esattamente chi sono e se tutti se fatti i 5 anni al momento del Brexit o subito dopo potranno averlo automaticamente o se ci saranno altri paletti.

Chi non ha maturato i 5 anni o arriva ora o dopo dovrà chiedere un permesso di lavoro. Le alternative sono due uno di due anni per lavoro manuale e non qualificato. Questo visto sarebbe simile a quello che viene dato da qualche anno ai cittadini del Commonwealth.

A differenza di quello precedente il famoso ‘Working holiday’ che era più flessibile e popolare questo non ha molto successo perché costoso e richiede di avere meno di 30 anni e di dimostrare di avere risparmi in banca.

Con questo visto una persona non può avere promozioni o mettersi a studiare e dopo anni uno deve andarsene, non esistono possibilità di estensioni anche se sposa un cittadino britannico (a quel punto deve uscire dal paese e chiedere un altro visto che può non essere dato, i cittadini britannici non hanno il diritto automatico di portare il proprio coniuge).

I termini di questo visto rendono la cosa poca appetibile a molti degli italiani che solitamente viene a Londra. Se non hanno possibilità di fare carriera, di poter scegliere in seguito di studiare e soprattutto di rimanere, non avrebbe molto senso neppure venire. Oltre il fatto che ci sarebbe da tenere in considerazione il costo del visto e dell’assistenza medica privata.

L’altro tipo di visto sarebbe solo per chi è altamente qualificato e avrebbe una durata di 3-5 anni. Se la cosa corrisponde ai visti dati ai cittadini che vengono da paesi non UE, i parametri saranno molto rigidi. Quindi in genere non basta una laurea e un po’ di esperienza ma ci vuole un background professionale spesso notevole.

C’è da aggiungere, per chi non lo sapesse, che il sistema di immigrazione del Regno Unito è tra i più rigidi e severi al mondo. È anche complicatissimo e un sistema degno di Kafka. In genere una persona non della UE tende a vivere sempre con apprensione e paura di ricevere qualche comunicazione dal famigerato Home Office.  A volte anche per errori, certi problemi continuano per molto tempo e possono costare un occhio della testa in avvocati.

Quello che ha salvato noi italiani è stata la protezione delle leggi di libero movimento comunitarie. Se saltano queste, siamo praticamente nelle mani di qualche impiegato dell’Home Office. La preoccupazione maggiore di queste proposte è di rendere il più difficile possibile poter rimanere nel Regno Unito a tempo indeterminato. Se servono persone specializzate possono venire, ma solo per il periodo che decide il governo, dopo se ne devono andare.

La domanda che ci si deve chiedere è se conviene ancora venire nel Regno Unito. La risposta è no in quasi tutti i casi,  se questo sistema dovesse diventare legale. Conoscendo bene le battaglie che hanno i cittadini non dell’Unione Europea, in molti casi non ne varrebbe proprio la pena.

E il visto di due anni a parare di molti è un visto di sfruttamento legalizzato. Non potendo avere promozioni costringe una persona a lavorare due anni sempre per la paga minima, anche quando si meriterebbe molto di più.

A questo punto tutto potrebbe cambiare e queste proposte non sono certezze, ma sono state bene accolte da certe fazioni, che in questo momento dominano il dibattito sull’immigrazione. Accolte meno bene da altre però e anche da molte industrie che hanno paura di rimanere senza lavoratori.

 

 

 

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