L’industria delle arti e spettacolo si trova sull’orlo di un baratro

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La situazione è a dir poco drammatica per tutti i settori dello spettacolo, dai teatri alla musica dal vivo, dai festival estivi ai musei e gallerie d’arte.  Con la potenziale perdita di 400 mila posti di lavoro e di un settore che era innovativo e all’avanguardia a livello mondiale.

I gridi di allarme girano da settimane ormai vengono da musei, teatri, locali di musica dal vivo, organizzazioni e persone celebri. L’ultimo viene dalla Creative Industries Federation che chiede aiuto concreto al settore dal governo o le conseguenze sarebbero disastrose. Si dice che fino ad ora le industrie creative abbiano perso 74 miliardi di sterline.

Purtroppo questo governo non ama molto le arti, infatti aveva tolto i soldi alle università per i corsi non tecnici e scientifici e tutte i grossi nomi culturali devono mantenersi da soli. Dal Festival di Edimburgo alla Royal Albert Hall raramente ricevono soldi dal governo centrale.

Molte di queste istituzioni avevano trovato il modo di sopravvivere senza dover chiedere soldi al governo ma oltre tre mesi di chiusure e un futuro  con meno pubblico e sponsor significano che non sanno se possano continuare. Se anche la Royal Albert Hall o il Globe Theatre dicono che è possibile che non apriranno mai più, possiamo solo immaginare quanto sia tragica la situazione per i posti meno famosi.  Se anche la BBC deve tagliare il 10% del personale a Londra, le cose si mettono veramente male.

Poi ci sono i teatri, la maggioranza dei quali non può riaprire se deve avere un numero minore di spettatori. Semplicemente non ci starebbe dentro con le spese o dovrebbe raddoppiare il costo dei biglietti.

Il governo deve intervenire il prima possibile per evitare il disastro

Il governo ha anche annunciato che il Job Retention Scheme (che aiutava i datori di lavoro a pagare il personale lasciato a casa) finirà entro ottobre. Allo stesso tempo,  molti teatri e locali non saranno in grado di aprire prima di quella data e in questo caso dovranno licenziare il personale. Inoltre, circa un quarto dei lavoratori in questi settori è freelance e non riesce ad entrare in nessun programma, si trova letteralmente senza soldi.

La cosa importante da notare che il crollo delle industrie creative non solo è un disastro per chi ci lavora. Un disastro per chi ama teatro o musica ma anche un disastro economico. Si tratta infatti di uno degli export maggiori del Regno Unito e quello che forse rende il paese famoso in tutto il mondo.

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