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Londra, ancora poco aiuto ai rifugiati dall’Ucraina

Mentre Boris Johnson che vive nel suo mondo parallelo continua a dire che il Regno Unito è il paese che sta facendo di più di tutti a livello umanitario, gli ucraini non riescono ad entrare nel Regno Unito molto facilmente. Questo grazie ad un ministro degli Interni, Priti Patel che, nonostante sia figlia di immigrati e rifugiati lei stessa (immigrati dal India e Uganda e poi rifugiati nel Regno Unito con l’arrivo di Idi Amin) ha la fobia dell’immigrato e ha giurato che renderà impossibile immigrare nel Regno Unito per motivi economici e quasi impossibili se rifugiati.

Arriva la crisi in Ucraina e la povera donna non ha il dono della flessibilità. Prima ha detto niente rifugiati, poi ha annunciato che possono solo entrare coloro che hanno un familiare stretto che vive nel Regno Unito con un visto di residenza permanente. Che sarebbero genitori se hanno figli minorenni e coniugi, ma solo se vivono insieme. Basta pensarci un secondo per capire che il numero sarebbe stato piccolissimo. Molti tendono a vivere con i figli minorenni e i propri compagni e compagne. Inoltre il visto durava solo 12 mesi.

Ci sono circa 25 mila cittadini ucraini in regola nel Regno Unito, ma a differenza dell’Italia che importa badanti ucraine, il Regno Unito ha regole rigide di immigrazione e quindi gli ucraini sono solo coniugi di cittadini britannici o persone molto qualificate che hanno ottenuto il visto per lavorare. Non il tipo di persone che lascia coniugi o figli in Ucraina. Gli Ucraini nel Regno Unito volevano principalmente far venire i genitori, cosa che non potevano fare.

Con l’opinione pubblica che chiedeva maggiore flessibilità allora il governo ha cambiato di nuovo idea e ha allargato i visti a parenti meno stretti come i genitori anche di figli non minorenni, fratelli e sorelle e figli maggiorenni. Il visto ora dura tre anni.

Direte bene allora tutto risolto. No, per niente. Prima di tutto chi vuole venire deve fare domanda online, una per persona e non per famiglia. Deve farla per forza in uno dei consolati britannici autorizzati che sono Bucarest, Vienna, Bruxelles, Varsavia e Parigi. Ci sono voci che hanno ricevuto migliaia di domande ma hanno solo uno o due persone che seguono le pratiche.

Addirittura ha fatto notizia il fatto che c’erano 150 persone a Calais che cercavano di ottenere un visto o comunque entrare come rifugiati, ma sono stati rispediti ai consolati a fare la pratico. Questo è successo venerdì pomeriggio, ma al weekend i consolati erano chiusi! La situazione è tanto vergognosa che persino un ministro francese ha scritto al ministro degli interni britannico dicendo di far qualcosa immediatamente.  Stamattina la BBC diceva che fino ad ora sono stati dati solo 50 visti.

Questo sistema però crea altri problemi, non tutti gli ucraini nel Regno Unito hanno un visto permanente, il visto permanente si ottiene solo dopo minimo 5 anni di permanenza continuata, senza contare i ritardi burocratici.  Quindi coloro che non hanno un visto permanente non possono invitare nessuno. Inoltre questo divide le famiglie, una persona può far venire la sorella, però se la sorella ha figli non può portarli nel Regno Unito.  Ci sono persone che hanno cugini e zii a cui sono molto attaccati, a volte di più dei propri genitori e fratelli e non possono farli venire. Chiaramente chi ha creato queste regole non ha idea di come funzionano le famiglie.

La piccola Repubblica d’Irlanda ha già fatto entrare 10 mila persone, senza fare problemi e senza chiedere niente. Nonostante non si trovi nello Schengen ha deciso di aderire al sistema europeo, cosa che vorrebbe fare anche la Scozia che però per questioni di immigrazione deve seguire gli ordini da Londra. Vedremo nei prossimi giorni se decidono di aiutare i profughi dalla Ucrania veramente e non solo a parole.

1 commento su “Londra, ancora poco aiuto ai rifugiati dall’Ucraina”

  1. Son pure arrabbiati con l’Irlanda per aver preso rifugiati che possono ora entrare in Inghilterra. Diversi ministri vogliono che l’Irlanda chiuda le porte ai profughi ucraini

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