Londra, da domani iniziano i controlli doganali per i prodotti dalla UE

I controlli post-Brexit sulle importazioni dell’UE a partire dal 1° gennaio aumenteranno ulteriormente i problemi della catena di approvvigionamento che ha già il fiatone per la mancanza di personale e la pandemia.

Mentre le multinazionali non avranno grossi problemi, le aziende medio-piccole potranno facilmente trovarsi fuori dal mercato britannico sia per i costi che per il livello di burocrazia richiesti.

I controlli sulle importazioni dell’UE sono stati ripetutamente ritardati dalla fine del periodo di transizione Brexit un anno fa, ma da domani tutte le importazioni dal blocco dovranno essere accompagnate da dichiarazioni doganali.

Le merci saranno inoltre soggette alle regole di origine, il che significa che gli importatori dovranno dimostrare che le loro merci sono originarie dell’UE se vogliono portarle in esenzione da dazi. Da luglio inizieranno anche maggiori controlli per i prodotti agricoli e alimentari.

Non dovrebbero esserci grossi problemi ai porti, la parte burocratica viene svolta prima con decine di moduli da compilare per ogni spedizione verso il Regno Unito.

La parte complicata è capire quale percentuale della merce viene prodotta in quale paese per ogni spedizione, il che diventa un incubo burocratico per le aziende piccole. Chiaramente le multinazionali non hanno problemi, hanno reparti interi dedicati a queste cose. Mentre l’azienda familiare che esportava prodotti italiani nel Regno Unito in piccole quantità o ad hoc, si trova tagliata fuori. Se per esempio esporta biscotti che usano nocciole che vengono dalla Turchia, deve fare una dichiarazione doganale separata per le nocciole e così via. Molte aziende europee e britanniche hanno già deciso che non esporteranno più perchè i costi dell’iter burocratico superano i profitti.

Alla fine tutto questo è vantaggioso per le multinazionali (se uno vuole il gorgonzola troverà quello della Galbani che fa parte della Nestlè, ma non quello di produttori piccoli o artigianali che avevano cominciato ad esportare in UK). Per il consumatore non ci sono vantaggi, anche coloro che mangiano solo cose britanniche vedranno un aumento di prezzi, perchè non tutti gli ingredienti sono britannici. Chi ama la scelta ne avrà di meno e sarà più costosa.

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