Londra, la Brexit potrebbe distruggere il settore della moda

The New York Times ha un lungo articolo sulla situazione del settore moda nel Regno Unito dopo la Brexit. 

Sappiamo che oltre 450 grossi nomi della moda britannica hanno inviato una lettera al primo ministro chiedendo di fare qualcosa per non rovinare il settore. 

Infatti il 42% di tutti i beni di lusso britannici viene esportato nell’UE. Ora il settore della moda britannico deve affrontare una sacco di nuova burocrazia con  nuove procedure doganali e tasse,  una casella o un tratto di penna erroneamente selezionati possono significare ritardi e multe che richiedono tempo e denaro per risolverli.

Persino Samantha Cameron, moglie di David il primo ministro britannico che ha fatto fare il referendum sulla Brexit, si lamenta. Infatti ha un’impresa di moda che esportava molto ai paesi europei. 

 Negli ultimi cinque anni,  tutti nel settore dalle start-up ai nomi di lusso prestigiosi, dalle scuole di design ai produttori hanno continuato a ribadire che il Regno Unito potete perdere la sua reputazione di centro creativo e commerciale per la moda. 

Anche le agenzie di modelli hanno problemi, prima potevano prenotare modelli e modelle anche all’ultimo momento per sfilate, presentazioni ed altri eventi. Ma ora devono richiedere i visti e se un evento si tiene in diversi paesi europei, un visto per ogni paese. Pochi si rivolgeranno alle agenzie di modelli nel Regno Unito se devono affrontare tutti questi problemi.

Inoltre i consumatori europei che comprano dai siti di moda britannici si trovano a dover affrontare ulteriori spese, con a volte oltre il 20% in più di spese doganali.

Un altro duro colpo è la decisione del governo britannico di porre fine al Retail Export Scheme il 1 gennaio. Lo schema, che consentiva ai visitatori internazionali di richiedere il rimborso del 20% dell’imposta sul valore aggiunto sui loro acquisti, aveva a lungo consentito ai turisti stranieri ricchi di fare acquisti costosi in Gran Bretagna e ottenere il rimborso tasse.

Non ci dimentichiamo anche il problema della pandemia, oltre al fatto che i negozi sono chiusi ma ci sono pochi eventi a cui partecipare e quindi pochi motivi per comprare capi nuovi di lusso. Non in molti prenderanno un vestito da sera firmato per partecipare ad un meeting su Zoom.

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Scritto da Daniela Mizzi

Nel Regno Unito dal 1991, grande viaggiatrice e amante dell'avventura. Lavorato in diversi settori dall'amministrazione al settore pubblicitario.

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