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Londra, nuovi visti per laureati, ma fregatura per gli italiani

I laureati delle 50 migliori università non britanniche del mondo potranno richiedere un visto dedicato per lavorare in Gran Bretagna, ha annunciato lunedì il Ministero dell’Interno. Il nuovo visto significa che un neo-laureato può ottenere un visto per il Regno Unito senza avere un lavoro.

Prima di fare i salti di gioia e preparare le valigie ci sono delle condizioni. La prima è che la persona deve essersi laureata negli ultimi 5 anni, deve essersi laureato esclusivamente in una delle prime 50 università non britanniche in questa lista o questa. Ovviamente bisogna avere un ottimo livello di inglese.

Inoltre il visto è per due anni ed è rinnovabile, ma chi viene può portarsi coniuge e figli minorenni. Il sito del governo aggiunge comunque che questo visto non porta alla residenza permanente. 

Il governo afferma che questo sistema permette a tutti di poter venire indipendente da dove vengono ed è quindi più meritocratico della libera circolazione della UE.

Il problema di questa affermazione è che la classifica viene fatta usando criteri ‘anglosassoni’ e la maggioranza di migliori università sono in paesi di lingua inglese come Stati Uniti, Canada e Australia. Le altre tendono ad essere in Estremo Oriente. Nella UE si trovano solo tre università che si qualificano per il visto e sarebbero il Karolinska Institute in Svezia; Université Paris Sciences et Lettres in Francia e l’Università di Monaco in Germania. Ci sono anche due università svizzere che si qualificano.

Nessuna università italiana si qualifica, anche se non mancano talenti italiani che hanno studiato in Italia e hanno avuto successo all’estero. In effetti è il contrario della meritocrazia visto che non tutti gli italiani (o qualsiasi altra nazionalità) possono permettersi di studiare al MIT o Harvard e ciò non significa che siano meno capaci di chi ha i mezzi per farlo. Quindi, saranno pochi i laureati italiani che potranno usufruire di questo nuovo visto e probabilmente si trovano già all’estero. Allo stesso tempo non tutti coloro che escono da queste università sono le persone migliori in giro.

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