Tutti coloro che dicevano che i diritti dei cittadini comunitari in UK erano garantiti comunque, anche in caso di mancanza di trattato, saranno rimasti sorpresi ieri quando il governo ha finalmente deciso di garantirli.

La mozione passata facilmente è stata fatta dal deputato scozzese conservatore Alberto Costa. Il suo nome era familiare, infatti già in precedenza aveva chiesto una garanzia, visto che i suoi genitori sono italiani, non lavorano essendo pensionati e in teoria potevano rischiare deportazione o trovarsi a non poter accedere a servizi pubblici come la sanità in caso di mancato trattato.

Theresa May non ha mai voluto dare questa garanzia. Cosa che si è rifiutata di fare altre volte. A quanto pare dopo il referendum il governo era disposto a dare garanzie immediate, ma lei si rifiutò.

Alla fine Alberto Costa ha dovuto dare le dimissioni dal suo posto governativo (che aveva tra le condizioni il fatto che non poteva iniziare mozioni) per poter mandare avanti questa mozione a cui teneva molto.

Quindi finalmente tutti i cittadini comunitari inclusi gli italiani possono stare un po’ più tranquilli. Si, erano state fatte tante promesse ma fin quando non è legge e preferibilmente legge primaria ovvero approvata dal Parlamento, sono le solite parole mormorate da politici.

Anche da politici con nessun potere di essere in grado di mantenere le promesse (come nel caso di Boris Johnson e in passato anche Nigel Farage che non è nemmeno mai stato deputato parlamentare e quindi ha tanto potere effettivo come uno di noi).

Il problema tecnico e legale era che lo settled status era parte del Withdrawal Agreement che è stato bocciato dal parlamento britannico il mese scorso. Quindi dal punto legislativo il settled status non aveva nessun valore. Fin quando non faceva parte della legislazione con un atto governativo, erano tutte speculazioni.

Che ci siano voluti quasi tre anni per finalmente garantire a persone che vivono e lavorano legalmente di poter continuare a farlo e di poter accedere a servizi pubblici che hanno contribuito a pagare è un po’ triste.

Altri sviluppi sono il fatto che il voto decisivo per l’accordo di uscita di Theresa May é stato spostato al 12 marzo e che il 13 e il 14 la premier ha concesso un voto per evitare un’uscita senza trattato e un voto per posticipare la data di uscita.

É chiaro a tutti che il Regno Unito non è pronto per uscire e nemmeno lo sono tante aziende, il problema è che non è certo che l’Unione Europea sia d’accordo a prolungare l’agonia di altri mesi.

Fin quando non si hanno questi voti non possiamo dire con certezza se chi vuole venire dopo il 29 marzo avrà bisogno di chiedere un permesso di lavoro o no.

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