Pret a Manger, come altre grosse catene nella ristorazione, ha meno di due anni di tempo per trovare una soluzione alla potenziale mancanza di personale causata dal Brexit.

Si appresta quindi a lanciare una campagna di assunzioni, pubblicizzata nei jobcentre e sui social media per attirare i britannici.  Visto che tutta la campagna del Brexit era principalmente contro l’immigrazione dalla UE, sembra ovvio a questo punto che qualunque cosa succeda il governo britannico dovrà regolare e tagliare il numero di immigrati che arrivano dalla UE. Anche se questo sarà, come prevedono molti, nocivo all’economia. Ma la percezione (non i fatti però) di molti è che l’immigrazione ha danneggiato l’economia e i servizi pubblici e che una volta eliminati gli immigrati dalla UE, le cose saranno migliori per i britannici.

In marzo un rapporto aveva indicato che solo 1 su 50 candidati per lavorare da Pret era effettivamente di nazionalità britannica e quindi l’obiettivo di avere personale britannico non è facile da raggiungere.  La proposta di avere un ‘barista visa‘ non sembra entusiasmare molti e non siamo sicuri risolverà il problema. In poche parole si tratta di un visto di due anni non flessibile (al termine dei due anni la persona deve andarsene, non esistono estensioni nemmeno per chi si sposa con un britannico), che non permette di ottenere promozioni sul lavoro e sarebbe solo per chi ha dai 18 ai 30 anni, ha risparmi in banca e parla un buon inglese.

La maggioranza degli immigrati dalla Unione Europea lavora per queste catene per migliorare l’inglese e/o mentre cerca un lavoro migliore. Entrambe le categorie sarebbero probabilmente escluse da questo visto.

Non esiste solo Pret però ma tante altre catene, alberghi e altre aziende di servizi sono molto preoccupati di trovarsi senza personale tra un paio di anni.