Consigli e riflessioni di un’italiana che vive a Londra da 3 anni
Consigli e riflessioni di un’italiana che vive a Londra da 3 anni

bridgeVi scrivo per parlare della mia esperienza londinese, sono a Londra da 3 anni e mi sembra di avere raggiunto già parecchi dei miei obiettivi. Lavoro per una scuola pubblica e mi occupo di segreteria e amministrazione, un lavoro che ho trovato facilmente dopo aver fatto domanda sul web, senza trafile, concorsi e altra burocrazia. Faccio anche lavoro di proofreading per delle agenzie di traduzione, quest’ultimo non è fisso e costante ma mi arrotonda il salario.  Affitto un appartamento tutto mio in zona 4, piccolo ma delizioso. Ho fatto tante amicizie e ho una vita sociale piuttosto intensa.  Questo mi piace di Londra: voglio lavorare in una scuola e dopo un mese lavoro in una scuola, non devo cambiare idea o posticipare. Quando si ha un’idea a Londra si può realizzarla subito.

Gli italiani a Londra sono divisi in due grossi gruppi, quelli come me, contenti di esserci e contenti di come procede la loro vita professionale e personale e altri che invece sono quelli che solitamente fanno i lavori meno gratificanti  e quasi sempre sono poco integrati (anche dopo anni e anni) e si ritrovano  spesso scontenti e alienati. Secondo me le cose non succedono per caso e gli italiani che partono per Londra devono scegliere chi vogliono diventare ancora prima di partire. Nessuno dovrebbe puntare  tropposull’idea, quasi romanzata direi, dell’emigrato che parte con la valigia tenuta insieme dallo spago e dopo qualche anno viaggia con la Rolls Royce e ha il sorriso dai denti d’oro. Ragazzi, questo è sempre successo a pochissimi,  la maggioranza di emigrati riuscivano a vivere ma non sono mai diventati ricchi, la storia invece si è dimenticata dei tanti emigrati che non ce l’hanno fatta. Si deve partire con l’ambizione di riuscire a mantenersi bene, avere una vita decorosa, riuscire a integrarsi e diventare cittadini rispettati del paese che ci ospita. Niente di più per la maggioranza di noi, ma bisogna essere dedicati per raggiungere questo traguardo. Siamo emigrati e nessuno ci aspetta col tappetino rosso.

Foto: © Copyright Ian Greig and licensed for reuse under this Creative Commons Licence.

Penso però che sia importante venire preparati, a Londra ci sono tante opportunità ma anche tanti di noi che le cercano. Secondo me è sbagliatissimo venire qui pensando di fare lavoretti e nel frattempo studiare inglese, tutto tempo sprecato, dovete venire con un’idea e buttarvi subito a realizzarla. Non potete spiegare che dovete prima imparare l’inglese, quando anche i poveri del Burundi lo parlano.

Non pensiate neppure che se avete un inglese scolastico dopo pochi mesi a Londra ne avrete la padronanza, ci possono volere anni e secondo me sono spesso anni sprecati che non recupererete mai. Ho sempre l’impressione che molti italiani prendono la propria emigrazione molto sotto gamba e non con il rispetto e la dedicazione che invece si merita.  Date il vostro 100% e riceverete qualcosa in cambio, se non siete disposti a dedicare anima e corpo, per esempio nello studio della lingua del posto prima del trasferimento, meglio non emigrare.

Erika

4 Commenti

  1. Essere madrelingua pero’ non basta per fare prestazioni di traduzione e revisione testi (se uno vuole farlo bene, intendo).

  2. Un bel commento Erika. Bisogna essere sempre ambiziosi e allo stesso tempo consapevoli delle proprie capacita’. Andare a Londra per imparare la lingua e’ sprecato, se non anche inutile per tante ragioni. E soprattutto: il caso non esiste! Enjoy!

  3. Belle riflessioni che dovrebbero essere lette da tutti. Sono cose che ripetono tutti ma mi pare che il livello medio degli italiani che emigrano a Londra stia scendendo sempre.

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