valigiaDurante il viaggio in Italia del mese scorso, sono stata resa partecipe della situazione precaria in cui si trovato molti miei amici. C’e’ chi ha perso il lavoro, chi da anni ha un contratto precario e cosi’ via.
Il marito di una mia amica si lamentava del numero di immigrati presenti sul nostro territorio e di come, a suo dire, lo Stato fosse troppo magnanimo nei loro confronti: “Non se ne puo’ piu’. Arrivano. Rubano il lavoro agli italiani o non lavorano addirittura, mandano i figli a scuola e il Comune gli fornisce i buoni pasto (intendendo la possibilita’ di accedere alla mensa scolastica gratuitamente). MA VOI A LONDRA NE AVETE TANTI COME IN ITALIA?”.Mio marito lo guarda perplesso e quasi con timore chiede: “Cosa intenti? Di cosa stai parlando?”.
“Di stranieri”, ribatte l’amico.
“Si’. Ce ne sono tanti… E’ che in questo caso gli stranieri che arrivano e rubano i posti di lavoro SIAMO NOI!”.
L’amico passa qualche secondo a guardare nel vuoto, probabilmente capisce il senso della mia frase e inizia a sgranocchiare uno spiedino di carne. Silenzio di tomba.

Non voglio entrare in merito al fenomeno dell’immigrazione nella nostra bella nazione. E’ ovviamente in crescita ed e’ chiaro come il sole che l’Italia non sia pronta a gestirlo. I nostri politici in prima fila, facendo il bello ed il cattivo tempo.
Durante i miei 10 anni in Inghilterra non ho mai avuto grossi problemi. Gli stranieri danno fastidio qui? A parecchie persone si’. Lo si legge nei loro sguardi, ma raramente esprimono il loro parere. Preferiscono mantenere certe opinioni private, a causa del principio delle Equal Opportunities di cui tanto vanno fieri e che alberga ormai nella loro coscienza sociale.

In passato ho lavorato in una scuola e ricordo come l’insegnante avesse speso ore a decidere con quale nome identificare le persone di origine africana (per poi chiedermi se la Tunisia fosse in Africa o Asia). Alla fine aveva optato per “Chocolate-skinned people”.
Spesso la filosofia delle “Pari opportunita'” e’ stata presa troppo alla lettera e crea nelle persone timore. Sembra che gli inglesi abbiamo paura ad esprimersi riguardo certi argomenti, per non essere additati come razzisti, maschilisti, omofobi ecc…

In Italia abbiamo forse la situazione opposta. Tempo fa stavo leggendo un giornale pubblicato in una delle roccaforti leghiste. La notizia principale riguardava una persona rapinata ed aggredita. Nonostante non si accennasse la nazionalita’ dell’aggressore, c’erano decine di commenti di lettori che davano per scontato che si trattasse di un immigrato. “Rimandiamoli tutti a casa”. “Sono tutti delinquenti” “E io pago le tasse” e cosi’ via.
Personalmente non sono mai stata la vittima di episodi di razzismo. Mi sono sentita dire frasi poco felici, basate sui classici stereotipi. “Ma siete tutti mafiosi”, “Mangiate solo pasta e pizza” “Gli italiani sono tutti mammoni”.
La risposta e’ No! alla prima domanda, No! alla seconda affermazione e mi astengo sulla terza.

Ricordo pero’ un episodio spiacevole accaduto anni fa. Lavoravo in in posto in cui ero l’unica italiana. Il datore di lavoro e il resto dei miei colleghi provenivano tutti dallo stesso paese. Ho avuto uno scambio di opinioni con una ragazza e questa ha pensato bene di spintonarmi. L’ho riferito immediatamente al mio supervisor. La sua visione dei fatti non concordava con la mia. Secondo lui, il diverbio era dovuto a differenze culturali.

Differenze culturali un corno! Esistono differenze culturali e in quanti tali, possono portare ad incomprensioni, ma nel momento in cui manco di rispetto all’altra persona (passando appunto alle mani), perdo qualsiasi diritto di essere ascoltato.
Ovviamente ho presentato la lettera di licenziamento il giorno successivo e quando me ne sono andata, mi sono quasi sentita come la pecora nera della compagnia. Per fortuna sto scrivendo in italiano… Le Equal opportunities inglesi implicano che non si usi il termine “black sheep” nemmeno all’asilo. C’e’ una vecchia canzoncina per bambini intitolata “Bah bah black sheep”… Se le maestre vogliono cantarla, devono modificare le parole, usando diversi colori… Ma non confondera’ i bambini? Si son mai viste pecore rosa???

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