Uno psicologo italiano racconta la sua esperienza

 
La reazione c’è stata però, a mio avviso, e’ sembrata piuttosto contraddittoria. Non puoi imporre un lockdown e poi dire alle persone che possono uscire una volta al giorno per farsi una passeggiata, senza che però ci sia il modo, da parte della polizia etc, di monitorare e controllare chi, effettivamente, è uscito nel corso di una giornata. Ci vorrebbe un’autocertificazione o qualcosa del genere, altrimenti, per quanto puoi invitare le persone a stare a casa, queste usciranno egualmente e non ci sarà modo di garantire che la quarantena venga rispetta.
 
Io vivo ad Hastings e vedo indossare le mascherine e rispettare la social distance solo all’entrata dei supermercati, dove disinfettano anche i carrelli e fanno entrare solo un tot di persone. Per strada, invece, la gente non indossa mascherine e non si rispetta sempre la social distance.I pub e ristoranti sono chiusi. Non ho visto alcun checkpoint della polizia al momento, anche se io sto limitando le mie uscite per andare a lavoro e andare, una volta settimana allo shop, e basta.
 
Io resterò qui perché ho fatto una scelta di vita. Mi trovo bene a vivere in UK. Qui ho avuto modo di costruirmi una vita, di conoscere e andare a vivere la mia compagna e sto avendo la possibilità di costruirmi un futuro nel mio settore (sono psicologo).
 
No per ragioni personali, ma sempre accompagnando qualcun altro. Posso dire che le procedure di assessment e d’intervento sono spesso piuttosto lunghe e snervanti. Puoi passare anche un’intera giornata lì prima di avere una risposta, a meno che non incoraggi il personale lì a darti delle info, etc. Sinceramente molti ospedali qui non mi è sembrati così diversi da molti ospedali italiani in cui sono stato. Detto questo, mi fiderei di più ad essere ricoverato in un ospedale italiano che inglese, semmai (e spero di no) dovessi contrarre il virus.
 
Sto ancora lavorando. Sono uno Psychology Graduate Support Worker e quindi faccio parte della categoria Key Worker.

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