Ieri ho visitato il quartiere di Grenfell Tower.

Ho vissuto metà della mia vita nell’Ovest di Londra il West London e quando lavoravo a White  City vedevo la torre dalla finestra, era parte del paesaggio che conoscevo. Non conoscevo nessuno che abitava in quella torre, ma conosco persone che conoscono persone che ci abitavano. Non devo usare molti gradi di separazione per arrivare alla Torre. Per questi motivi mi sono sentita in dovere di andare a visitare.

Parte del quartiere è ovviamente ancora chiusa con la polizia che la controlla. È ora una ‘crime scene’ parte di un investigazione. Inoltre ancora la Torre perde pezzi e le case che si trovano sotto la Torre sono ancora evacuate.

La cosa che colpisce subito arrivando al quartiere sono le tante foto di persone scomparse. Li riconosco subito da quelle viste sui giornali: la bambina di 12 anni, il bambino di 5 anni,  Gloria e Marco i due italiani, la famiglia intera con le tre bambine.  C’erano anche messaggi rivolti al comune e a Theresa May, messaggi arrabbiati che parlavano di omicidio, di negligenza e di essersi dimenticati dei poveri.

Per entrare al quartiere si passa la piccola chiesa Metodista che è stata un punto di riferimento per gli abitanti del quartiere e i volontari. I muri sono coperti di fiori, foto, messaggi, il disegno di un bambino della torre in fiamme e solo soletto un triste orsacchiotto.

Si prosegue e si arriva al Latymer Community Centre, avvolto in centinaia di messaggi e foto. Qui una donna vicino a me è improvvisamente scoppiata a piangere. Alcuni chiaramente colpiti, chiedevano giustizia. La gente era triste, pensosa e silenziosa.

Non ero andata di certo pensando di fare foto e infatti quasi nessuno le faceva (tranne una coppia di turisti giapponesi o coreani che facevano gli selfies con la torre bruciata, mah!). Ho solo la foto che vedete qui che è stata fatta appena fuori dal quartiere.

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